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John and Hank Green: An Evening of Awesome at Carnegie Hall

Apr
7

Stavo pensando che la chiusura del mio ultimo intervento meriterebbe un pochino di background. Vi ho buttato lì An Evening of Awesome, ma, se non siete nerdfighters, dubito che quelle parole vi abbiano detto qualcosa.

Perciò, insomma, con la mia solita coerenza torno sul mio blog dopo un solo giorno.

Dunque, An Evening of Awesome at Carnegie Hall è un evento che si è tenuto il 15 gennaio 2013 in quello che, stando a Wikipedia, è “uno dei luoghi più importanti della musica classica e leggera a livello mondiale”, appunto, Carnegie Hall, a New York, per celebrare il primo anniversario dell’uscita di The Fault in Our Stars e il sesto compleanno di Nerdfighteria. Durante la serata sono saliti sul palco, oltre a John e Hank Green, anche diversi ospiti. Uno di loro, come ho già scritto, è stato Neil Gaiman (per me è stata una cosa parecchio grossa: immaginatevi di vedere 3 delle vostre persone preferite al mondo radunate nello stesso luogo. Se in quel momento su quel palco fossero saliti anche JK Rowling e Scott Westerfeld penso che sarei morta. Invece mi sono solo messa ad urlare come una fangirl demente)

Cooooomunque, tra gli altri ospiti ci sono stati anche i Mountain Goats (ovvero il gruppo preferito di John Green), Ashley Clements e Daniel Gordh (rispettivamente Lizzie e Darcy in The Lizzie Bennet Diaries), che hanno letto un estratto di The Fault in Our Stars, Hannah Hart e Grace Helbig (entrambe comiche/attrici/”internet personalities”), e Kimya Dawson (cantante che non avevo mai sentito nominare. A dirla tutta, non avevo mai sentito nominare neanche il suo genere “anti-folk”)

Questa, però, è solo la spiegazione più tecnica.

Se dovessi dire cos è An Evening of Awesome per me, direi che è una delle cose più straordinarie che io abbia mai visto. Ne riguardo i miei spezzoni preferiti quando sono triste, o quando sono di ottimo umore, o quando sento che sto perdendo la mia fiducia nell’umanità. Diciamo che è un po’ come i libri di John Green: divertente, ma anche profondo – e fa anche un po’ piangere. Almeno, io ho pianto quando John ha parlato di Esther Earl, una nerdfighterd, morta nel 2010, ad appena 16 anni, di cancro. Esther è una figura importantissima in Nerdfighteria, e in suo ricordo è stata fondata l’associazione This Star Won’t Go Out, con lo scopo di aiutare le famiglie che devono affrontare tragedie simili a quella di Esther.

In ogni caso, penso che il video dell’evento sia una delle cose più belle che io abbia mai visto. E se non avete ancora ben afferrato ciò che sono i Nerdfighters, questo è un ottimo modo per farlo. C’è tutto quello che vi serve per farvi un’idea: pazzia e genialità, canzoni su Harry Potter e sulla fisica… Tutto.

(Vi ho linkato il video per intero, ma se aveste problemi a capire tutto quello che viene detto, qua potete trovare il transcript, che vi aiuterà un sacco, anche perchè divide chiaramente l’evento in diversi segmenti)

Chiudo questo volutamente breve articolo con un paio di cose che ha detto John durante l’evento, e che penso siano due delle cose più belle che siano mai state dette sull’amore per la lettura.

Alright, uh, so, I’m on a side of the road somewhere, and I’m stuck inside of a very deep hole, with no way of getting out. Never mind how I got there, it’s not relevant to the story. I’ll invent a back story.
I was walking to get pizza and a chasm opened up in the earth and I fell in and now I am at the bottom of this hole, screaming for help. And along comes you. Now, maybe you just keep walking, you know, there’s a strange guy screaming from the center of the earth, it’s perhaps best to ignore him. But let’s say that you don’t; let’s say that you stop. The sensible thing to do in this situation is to call down to me and say “I am going to look for a ladder, I will be right back!” But you don’t do that, instead you sit down at the edge of this abyss and then you push yourself forward and jump. And when you land at the bottom of the hole and you dust yourself off, I’m like “What the hell are you doing, now there are two of us in this hole!” and you look at me and say “Well, yeah, but now I am highly motivated to get you out.”
This is what I love about novels – both reading them and writing them. They jump into the abyss, to be with you where you are.

Reading a book book, that helps us to feel un-alone. And I know that books seem like the ultimate thing that’s made just by one person, uh, but that’s not true either. Because if I’d been alone in the abyss of myself, The Fault in Our Stars would never have existed.

 

A very Potter musical/ A very Potter sequel

May
13

Ok, lo so, lo so: sono due secoli e mezzo che non scrivo. La mia scusa del giorno è: non ho più avuto tempo di leggere niente. Cioè, in realtà sono dietro a Great Expectations da tipo un mese (e sono giusto a metà. Imbarazzante), ma per quell’articolo, ovviamente, bisogna aspettare che lo finisca quel mattone. Perciò, cosa ho deciso di fare? Ebbene, farò qualcosa di diverso dal solito e parlarò di uno spettacolo teatrale. Eh, già. (Prima o poi l’ispirazione tornerà. Cioè, lo spero. Incrociamo le dita)

In ogni caso, A very Potter musical è uno spettacolo comico che potete trovare per intero su YouTube (anche con i sottotitoli in italiano o in inglese), messo in scena da un gruppo teatrale di cui faceva parte anche Darren Criss (Blaine in Glee. Dai, quello carino e coccoloso!) In pratica si tratta di una parodia di Harry Potter. Una parodia molto ben fatta, e divertentissima, da lacrime agli occhi e mal di pancia (e risate incontrollabili al solo pensiero)

La trama è praticamente un misto di tutti i libri, specie Il Calice di Fuoco e I Doni della Morte. Abbiamo Harry, che al suo secondo anno ad Hogwarts si ritrova iscritto alla Coppa delle Case, che però è un po’ come il Torneo Tremaghi (…Anzi, no, del tutto diverso. Ci sono quattro case. Come può essere il Torneo TREmaghi se ci sono QUATTRO case?): dovrà competere con i campioni delle altre case (Draco per Serpeverde, Cedric per Tassorosso e Cho per Corvonero) in una serie di pericolosissime prove per ottenere la gloria eterna. In realtà è tutto un complotto di Voldemort, che manovra il professor Raptor (con il quale ha un rapporto… particolare) dalla sua scomoda posizione sulla sua nuca. E così, per mezzo di una ciotola per il ponch trasformata in Passaporta (Ricordatevi che una Passaporta può essere un oggetto qualunque, come un pallone… o un delfino.), Harry si ritrova in un cimitero, dove assiste al ritorno del Signore Oscuro… e al suo (spettacolare) numero di tip-tap. Da lì poi in pratica ci troviamo nella battaglia di Hogwarts.

Allora, sul serio, questo musical è una delle cose più divertenti che io abbia mai visto. Mi ha fatto stare male dal ridere.

Alcuni dei momenti migliori? In pratica ogni secondo in cui Draco (complessatissimo, innamorato di Hermione e interpretato da una ragazza) è in scena. Si rotola per terra in modo completamente casuale, fa il grosso, e non fa che decantare la superiorità di Pigfarts (scuola di magia intergalattica, situata su Marte, il cui preside è Rumbleroar, un leone… che parla) rispetto ad Hogwarts.

Poi ci sono le scene con la coppia più strana che si sia mai stata, ovvero Voldemort e Raptor, Harry che fa una serenata al drago per superare la prima prova e, soprattutto, la mitica scena del ritorno di Voldemort     (scusate, ma io la adoro alla follia!)

Cosa ci può essere di meglio? L’unica cosa che mi viene in mente è A very Potter sequel, che secondo me è ancora più divertente (e non è proprio un sequel… Più che altro un prequel, ma vabbè)

Questo si basa principalmente sugli eventi de Il prigioniero di Azkaban e Il Principe Mezzosangue, anche se con alcune, grosse libertà. La premessa? Lucius Malfoy non ha accettato la sconfitta di Voldemort, perciò ha deciso di usare una Giratempo per tornare al primo anno ad Hogwarts di Harry per ucciderlo. Così noi assistiamo al (geniale) primo incontro tra Harry e Ron, la fantastica presentazione di Draco (My name is Draco Malfoy. I am a racist. I despise gingers and mudbloods. I hate all of the Gryffindor house. And my parents work for the guy who killed your parents. Do you want to be my friend ?), lo smistamento da parte del Cappello Parlante e della Sciarpa dell’Orientamento Sessuale, e all’arrivo a Hogwarts della nuova professoressa, la terribile Umbridge, mandata alla scuola di magia per proteggere i ragazzi da Sirius Black.

Ragazzi, io ancora non mi spiego come abbia fatto il Team Starkid ad escogitare qualcosa di così geniale. Parlo seriamente. A very Potter sequel è un capolavoro della parodia, è, così come A very Potter musical, talmente grandioso che penso che neanche i fan più agguerriti di Harry Potter possano offendersi (ogni tanto capita con le parodie, no? Con questa, invece, penso proprio di no)

Forse la cosa migliore è la Umbridge (interpretata dal tipo che in AVPM faceva Voldemort…. e che in qualche modo che mi è oscuro riesce ad essere figo anche con un vestito rosa): terrificante, isterica e assillante (e innamorata di Silente). Oppure quel disastro di Lupin, sboccato, alcolizzato e… vampiro? Robot? Alieno?

Oppure, come per AVPM, la cosa migliore è Draco, che qui troviamo adirittura sdoppiato: da una parte il Draco al suo primo anno ad Hogwarts, spaventato dai gabinetti e che desidera disperatamente l’approvazione del padre, e dall’altra “little d”, venuto dal futuro per conquistare Hermione salvando lei e i suoi amici. Insomma, in una versione o nell’altra, qua Draco ha i suoi momenti migliori.

Che altro dire?

Be’, personalmente io non amo la maggior parte delle canzoni (tranne quelle cantate da Voldemort o dalla Umbridge. Stutter     è una droga per me. Insomma, la Umbridge, interpretata da un uomo, che balla con i Dissennatori cantando una canzone? Irresistibile!), ma questo è abbastanza un problema solo mio (ad esempio, a mia sorella piacciono. Molto, molto rilevante, vero?)

Chiudo linkando dove potete trovare AVPM sub-ita    , e AVPS sub-eng     (in italiano     arriva solo fino alla sesta parte del primo atto. Chi se ne occupa non pubblica video da un anno, perciò…)

E con questo chiudo questo breve intervento. Spero di avere presto altro da scrivere. Bye bye!