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John and Hank Green: An Evening of Awesome at Carnegie Hall

Apr
7

Stavo pensando che la chiusura del mio ultimo intervento meriterebbe un pochino di background. Vi ho buttato lì An Evening of Awesome, ma, se non siete nerdfighters, dubito che quelle parole vi abbiano detto qualcosa.

Perciò, insomma, con la mia solita coerenza torno sul mio blog dopo un solo giorno.

Dunque, An Evening of Awesome at Carnegie Hall è un evento che si è tenuto il 15 gennaio 2013 in quello che, stando a Wikipedia, è “uno dei luoghi più importanti della musica classica e leggera a livello mondiale”, appunto, Carnegie Hall, a New York, per celebrare il primo anniversario dell’uscita di The Fault in Our Stars e il sesto compleanno di Nerdfighteria. Durante la serata sono saliti sul palco, oltre a John e Hank Green, anche diversi ospiti. Uno di loro, come ho già scritto, è stato Neil Gaiman (per me è stata una cosa parecchio grossa: immaginatevi di vedere 3 delle vostre persone preferite al mondo radunate nello stesso luogo. Se in quel momento su quel palco fossero saliti anche JK Rowling e Scott Westerfeld penso che sarei morta. Invece mi sono solo messa ad urlare come una fangirl demente)

Cooooomunque, tra gli altri ospiti ci sono stati anche i Mountain Goats (ovvero il gruppo preferito di John Green), Ashley Clements e Daniel Gordh (rispettivamente Lizzie e Darcy in The Lizzie Bennet Diaries), che hanno letto un estratto di The Fault in Our Stars, Hannah Hart e Grace Helbig (entrambe comiche/attrici/”internet personalities”), e Kimya Dawson (cantante che non avevo mai sentito nominare. A dirla tutta, non avevo mai sentito nominare neanche il suo genere “anti-folk”)

Questa, però, è solo la spiegazione più tecnica.

Se dovessi dire cos è An Evening of Awesome per me, direi che è una delle cose più straordinarie che io abbia mai visto. Ne riguardo i miei spezzoni preferiti quando sono triste, o quando sono di ottimo umore, o quando sento che sto perdendo la mia fiducia nell’umanità. Diciamo che è un po’ come i libri di John Green: divertente, ma anche profondo – e fa anche un po’ piangere. Almeno, io ho pianto quando John ha parlato di Esther Earl, una nerdfighterd, morta nel 2010, ad appena 16 anni, di cancro. Esther è una figura importantissima in Nerdfighteria, e in suo ricordo è stata fondata l’associazione This Star Won’t Go Out, con lo scopo di aiutare le famiglie che devono affrontare tragedie simili a quella di Esther.

In ogni caso, penso che il video dell’evento sia una delle cose più belle che io abbia mai visto. E se non avete ancora ben afferrato ciò che sono i Nerdfighters, questo è un ottimo modo per farlo. C’è tutto quello che vi serve per farvi un’idea: pazzia e genialità, canzoni su Harry Potter e sulla fisica… Tutto.

(Vi ho linkato il video per intero, ma se aveste problemi a capire tutto quello che viene detto, qua potete trovare il transcript, che vi aiuterà un sacco, anche perchè divide chiaramente l’evento in diversi segmenti)

Chiudo questo volutamente breve articolo con un paio di cose che ha detto John durante l’evento, e che penso siano due delle cose più belle che siano mai state dette sull’amore per la lettura.

Alright, uh, so, I’m on a side of the road somewhere, and I’m stuck inside of a very deep hole, with no way of getting out. Never mind how I got there, it’s not relevant to the story. I’ll invent a back story.
I was walking to get pizza and a chasm opened up in the earth and I fell in and now I am at the bottom of this hole, screaming for help. And along comes you. Now, maybe you just keep walking, you know, there’s a strange guy screaming from the center of the earth, it’s perhaps best to ignore him. But let’s say that you don’t; let’s say that you stop. The sensible thing to do in this situation is to call down to me and say “I am going to look for a ladder, I will be right back!” But you don’t do that, instead you sit down at the edge of this abyss and then you push yourself forward and jump. And when you land at the bottom of the hole and you dust yourself off, I’m like “What the hell are you doing, now there are two of us in this hole!” and you look at me and say “Well, yeah, but now I am highly motivated to get you out.”
This is what I love about novels – both reading them and writing them. They jump into the abyss, to be with you where you are.

Reading a book book, that helps us to feel un-alone. And I know that books seem like the ultimate thing that’s made just by one person, uh, but that’s not true either. Because if I’d been alone in the abyss of myself, The Fault in Our Stars would never have existed.

 

The Fault in Our Stars – John Green

Feb
2

Saaalve! Ah ah ah, sono già tornata. Sono imprevedibile.

Il fatto è che dovevo assolutamente parlarvi di questo libro, e non potevo aspettare.

Nominato miglior libro del 2012 dalla rivista Time, e completamente trascurato in Italia. Scandaloso. In pratica Colpa delle Stelle (niente da dire sul titolo, ok. Traduzione letterale, va bene) è stato rilegato alla sezione Chick Lit, con tanto di copertina adatta al genere (eccola in fondo all’articolo) e senza un minimo di rilevanza. Cioè, neanche uno di quei collari da copertina che segnali un minimo l’importanza di questo libro. Tremendo, veramente.

Ma ora, iniziamo veramente a parlarne. Ecco la trama, presa dall’edizione italiana.

Hazel ha sedici anni, ma ha già alle spalle un vero miracolo: grazie a un farmaco sperimentale, la malattia che anni prima le hanno diagnosticato è ora in regressione. Ha però anche imparato che i miracoli si pagano: mentre lei rimbalzava tra corse in ospedale e lunghe degenze, il mondo correva veloce, lasciandola indietro, sola e fuori sincrono rispetto alle sue coetanee, con una vita in frantumi in cui i pezzi non si incastrano più. Un giorno però il destino le fa incontrare Augustus, affascinante compagno di sventure che la travolge con la sua fame di vita, di passioni, di risate, e le dimostra che il mondo non si è fermato, insieme possono riacciuffarlo. Ma come un peccato originale, come una colpa scritta nelle stelle avverse sotto cui Hazel e Augustus sono nati, il tempo che hanno a disposizione è un miracolo, e in quanto tale andrà pagato.

Allora, già dalla trama avrete capito che non è un libro allegro. Ma non so se è possibile cogliere la portata tragica di The Fault in Our Stars. Lo dico perchè io, stupidamente, l’ho sottovalutata, e ho passato due notti a piangere disperatamente (e anche oggi, ripensandoci, mi sentivo mancare il fiato) Mai pianto tanto per un libro. John Green è un sadico bastardo: lo potevo praticamente vedere che mi rigirava il coltello nella piaga per 313 pagine.

Cosa ci si poteva aspettare dalla storia di una ragazza malata di cancro, che si innamora di un ragazzo che, a causa del cancro, ha perso una gamba?

C’è anche da dire che The Fault in Our Stars non è triste al 100%. C’è anche un 15/20% di divertimento. Perchè i personaggi, nonostante le loro sfighe, sono divertenti, svegli, autoironici.

Certo, il risvolto negativo è che c’è una piccola, razionale parte del tuo cervello che spera di poterli trovare odiosi, perchè, date le premesse, affezionarsi è pericoloso. Il problema è che non farlo è impossibile.

Hazel è diversa dai soliti protagonisti di John Green. Tanto per cominciare perchè è una ragazza. Duh. Scusate, ci tenevo a fare Capitan Ovvio. No, scherzi a parte, è una cosa piuttosto rilevante, perchè di norma, nei suoi romanzi, le ragazze sono quelle pazze, originali, geniali, del tutto fuori dal comune. Hazel invece è una ragazza del tutto normale. Una intelligente, sarcastica ragazza normale. L’unica cosa che la accomuna veramente con gli altri protagonisti di John Green è che non è una piena di amici, anche se qui al 95% almeno la cosa è dovuta alla sua malattia, che l’ha costretta a rinunciare alla scuola.

Augustus è… be’, se si può fare una critica a The Fault in Our Stars è che Augustus a volte è fin troppo perfetto. Cioè, appare, e nel giro di 3 secondi, BAM!, sei innamorata/o (“Did you ever feel slightly attracted to Augustus Waters while writing The Fault in Our Stars? No! … A little bit.” cit. John Green Burning Peeps, My OTP, and Velociraptors: It’s Question Tuesday ): è divertente, romantico, intelligente e sexy. Sì, è sexy. Innegabile.

Poi c’è Isaac, che ha perso un occhio a causa del cancro (e nel corso del romanzo perderà anche l’altro). Lui è un personaggio un po’ alla Takumi di Cercando Alaska, o radar di Città di Carta: una specie di voce della coscienza. È il migliore amico di Augustus, e colui che permette l’incontro tra lui e Hazel, il giorno che convince l’amico ad accompagnarlo alle tremende riunioni di sostegno per malati di cancro. Non so, io ho adorato Isaac.

Una buona parte della trama è legata all’amore quasi ossessivo di Hazel per un libro, An Imperial Affliction, e alla ricerca della ragazza del suo misterioso autore, Peter Van Houten, che vive da eremita ad Amsterdam, e non risponde alle lettere dei fan. Contattarlo per Hazel è tanto importante perchè il libro finisce nel bel mezzo di una frase e lei, soprattutto dal momento che sa di avere praticamente i giorni contati, sente di aver bisogno di sapere come finiscono tutte quelle piccole storie dei personaggi secondari, lasciate in sospeto da quel finale così brutale.

Non c’è bisogno di aggiungere molto altro, se non che, come ho già detto e non mi stancherò mai di ripetere, John Green scrive maledettamente bene. Io non riuscivo a staccarmi da quelle pagine (se non per disperarmi/piangere/soffiarmi il naso. Il che mi fa venire in mente: mi raccomando: fazzoletti a portata di mano! Non scherzo, ne avrete bisogno. E se non ne avrete bisogno… allora non avete cuore e/o siete dei robot.) Oltre a questo, The Fault in Our Stars è praticamente una collezioni di frasi splendide. Solo per dirne un paio delle più famose:

My thoughts are stars I can’t fathom into constellations.

I fell in love the way you fall asleep: slowly, and then all at once.

In un certo senso, sento il bisogno di rileggere questo libro, ma 1) non posso, perchè devo studiare 2) non voglio immettermi di nuovo in quel labirinto di sofferenza (yeah, ho appena citato Cercando Alaska. Mi sento molto soddisfatta di me)

Chiudo invitandovi ancora ad iscrivervi al gruppo Facebook per Nerdfighters Italiani.

Will Grayson, Will Grayson – John Green e David Levithan

Ago
5

Salve a todos!

Ebbene sì, come avrete capito dal titolo del mio intervento, oggi parlerò di un libro! *Applausi a scena aperta, lancio di fiori, standing ovation* No, dai, così mi fate arrossire!

Ok, ma ora basta con le stronzate, e iniziamo a parlare del libro. Tanto per cominciare, Will Grayson, Will Grayson è il titolo originale. Quello italiano è Will, ti presento Will. Io, tanto per cambiare, questo libro l’ho letto in lingua originale. Ma penso di avere un’ottima ragione: tempo fa volevo ordinare dei libri, e perciò ero andata su Amazon, dove se ne possono trovare le pagine iniziali. Tra i libri candidati c’era, appunto Will Grayson, Will Grayson, il cui incipit mi aveva… be’, mi aveva fatto una buona impressione.

When I was little, my dad used to tell me, “Will, you can pick your friends, and you can pick your nose, but you cant pick your friend’s nose”

Poteva una battuta del genere non stuzzicare la mia fantasia? (Traduzione brutta ma letterale per i non-fissati-con-l’inglese: Quando ero piccolo, mio padre mi diceva sempre, “Will, puoi sceglierti gli amici, puoi scaccolarti, ma non puoi scaccolare gli amici”)

Ora, riconosco che è una battuta estremamente difficile da rendere in italiano, e mantenere il gioco di parole è impossibile. Una di quelle battute che mi fanno dire “ma chi cazzo me lo fa fare di voler diventare una traduttrice!?”. Questo però non giustifica la scialbissima e insensata scelta dei traduttori italiani, che hanno tradotto (all’incirca) così: (…), “Puoi sceglierti gli amici, puoi sceglierti la ragazza, ma non puoi scegliere la ragazza dei tuoi amici”

Perchè, dico io, perchè???

Questa battuta è stupida e priva di senso per diversi motivi. Primo fra tutti, cinque righe dopo, veniamo a sapere che il migliore amico di Will, Tiny, è gay (anzi, ancora più avanti si scopre che in pratica tutti gli amici di Will sono gay). Perciò di sicuro Will non si porrebbe neanche il problema di scegliere la ragazza dei suoi amici. Secondo, alla fine del capitolo c’è una scena in cui Will è effettivamente costretto a scaccolare Tiny (Sì, lo so, che schifo. Ma quanto siamo delicati…), e perciò si trova a ripensare a quella perla di saggezza di suo padre. Insomma, i traduttori si sono scavati da soli la loro fossa.

Ma è arrivato il momento della trama (presa dall’edizione italiana)

Una sera, nel più improbabile angolo di Chicago, due ragazzi di nome Will Grayson si incontrano. Will e Will non potrebbero essere più diversi, ma dal momento in cui i loro mondi collidono, le loro vite, già piuttosto complicate, prendono direzioni inaspettate, portandoli a scoprire cose completamente nuove sull’amicizia, l’amore e, soprattutto, su loro stessi.

Il libro è diviso in due parti: un capitolo narrato da Will Grayson e uno da will grayson. Sì, esatto: i due “narratori” (e scrittori, ma su questo ci torno poi) si distinguono per il fatto che uno usa le maiuscole normalmente, e l’altro non le usa affatto. David Levithan, che ha scritto la parte di will grayson, ha detto che questa è stata una scelta “artistica” legata al personaggio: will è un ragazzo depresso, che cerca, in pratica, di scomparire. Inserisco direttamente la citazione presa da “A conversation between John Green and David Levithan“, che si trova in fondo al libro:

The reason my will writes in lowercase is simple– that’s how he sees himself. He is a lowercase person.

Non vi scrivo tutta la risposta, che è piuttosto lunga, ma in pratica è anche legato al fatto che will passa un sacco di tempo in chat, dove la gente in pratica usa sempre le lettere minuscole. In ogni caso, è stata una scelta ponderata (lo dico perchè so di gente che ha trovato questo “espediente” un po’ fastidioso. Io non sono tra quelli. Anzi, l’ho apprezzato molto)

Comuuunque, passiamo al fatto che questo è un libro scritto a quattro mani. Da una parte abbiamo David Levithan, del quale non avevo mai letto niente prima (ma è uno degli autori di Nick & Norah’s infinite playlist, dal quele è stato tratto un film. Neanche brutto, come film), e dall’altra il mio amato John Green, una delle persone che più mi piacciono nell’intero universo, oltre che ottimo scrittore (per farmi amare tanto libro che non sono proprio “da me” bisogna essere bravi)

Abbiamo umorismo, ma anche profondità. Non è un libro scemo. E i personaggi sono forti.

Ci sono, ovviamente, i due Will Grayson; per cominciare, c’è quello a lettere maiuscole di John Green, che si lascia trasportare dalla corrente, e si “nasconde” dietro a Tiny, allo stesso tempo facendosi mille domande sulla loro amicizia (come è possibile che quei due, così totalmente opposti, siano amici? E sono veramente amici?), e a due regole: fregatene e sta’ zitto. Ovviamente, essere il migliore amico di Tiny Cooper (molto imponente, molto gay e con una straordinaria tendenza all’innamoramento facile e veloce) non gli facilita questo stile di vita. Soprattutto quando l’amico decide di piazzarlo con Jane, una ragazza molto intelligente, un po’ hipster e con una grande conoscenza della musica (oltretutto, secondo me la si può considerare un personaggio femminile alla Scott Westerfeld. Quanto sarebbe bella una collaborazione tra John Green e Scott Westerfeld. Ah, ho mai accennato al fatto che sono amici? Eh? Eh?!?!?)

Poi c’è il will a lettere minuscole, emo, che vive con la madre (ma senza il padre, che li ha abbandonati), prende pillole anti-depressive, ha un rapporto di non-proprio-amicizia-tendente-verso-l’inimicizia con Maura, una ragazza dark con una cotta per lui, e si innamora di Isaac, un ragazzo conosciuto in chat.

Ed è proprio la sera in cui avrebbe dovuto incontrare per la prima volta Isaac (che si scopre essere nient’altro che uno “scherzo” di Maura) che si imbatte in Will-a-lettere-maiuscole in un sexy-shop (“il più improbabile angolo di Chicago della trama) La coincidenza è enorme, perchè, insomma, che probabilità ci sono che due Will Grayson si incontrino la stessa sera in un sexy-sh0op di Chicago?

L’incontro, come dice la trama, cambia la vita un po’ a tutti e due (anche se soprattutto a will)

Cacchio, stavo per chiudere l’intervento senza aver detto una cosa importante: Tiny si sta preparando a portare sulla scena “The Tiny Dancer”, un musical basato sulla sua vita. Ve lo dico perchè è un punto focale della trama. E anche perchè fa troppo ridere.

Perciò, insomma, libro consigliatissimo, al 100% (possibilmente in inglese, ovviamente)

(Ah, purtroppo mi sa che passerà un bel po’ prima del mio prossimo intervento libroso. Spero di riuscire a fare qualcosa per settembre, ma, aimè, è periodo di esami. Ma, gioite, perchè qua a sinistra dello schermo/alla vostra destra, dove potete ammirare un piccolo pezzo della mia libreria Anobii, noterete che ho dei libri interessanti che ci aspettano. =D )

Piccola (ma utile) guida per perdere tempo in estate

Lug
8

E finalmente torno tra voi!

Dunque, ho già in parte giustificato il mio silenzio stampa dell’ultimo periodo: esami all’università, praticamente zero tempo per leggere (e comunque, gli unici libri che sto leggendo di mia spontanea volontà ultimamente sono parti finali di saghe, perciò non vanno bene. Il che mi fa venire in mente che proprio giovedì mi è stato spedito Goliath!)

Il motivo per cui torno a scrivere proprio oggi è… be’, in parte è che volevo aspettare che i maturandi, o almeno una buona parte di loro, fossero liberi (ormai non dovrebbe mancare molto, giusto?), e lo stesso dicasi per gli universitari (maledette sessioni estive) L’altra ragione è molto più brutta. Diciamo solo che stiamo avendo dei grossi problemi di salute in famiglia, perciò per me al momento l’unico modo per non deprimermi completamente è cercare di distrarmi il più possibile. E suggerire distrazioni mi è sembrato un buon modo di distrarmi.

Insomma, in conclusione, eccomi qua, a presentarvi una serie di idee carine per cazzeggiare questa estate.

CATEGORIA YouTube

Dr. Horrible’s Sing Along Blog

Totale tempo perso: 40 minuti

Cominciamo con questo breve e carinissimo musical in tre atti creato da Joss Whedon (quello di Buffy, insomma) e con protagonista Neil Patrick Harris.

Normalmente i musical non mi piacciono. Cioè, proprio non li sopporto. Gente che dal nulla si mette a cantare canzoncine melense? No, grazie. Però se metti canzoncine melense e assurde in una storia in cui uno scienziato pazzo tenta di entrare nella lega dei Cattivi… be’, allora è un’altra storia.

Dr. Horrible’s Sing-Along Blog – Act I – Part 1 (SUB ITA)     

Charlieissocoollike

Totale tempo perso: dipende da quanti video volete guardare. Sono 158 video. Insomma…

Un ragazzo inglese che fa video… generici. Insomma, parla di varie cose, e fa morire dal ridere. L’unico ostacolo è che non esistono sottotitoli, perciò se non siete pratici di inglese non ve li consiglio (soprattutto perchè l’accento inglese è spettacolare, ma è più difficile da capire di quello americano)

Ecco alcuni dei video che mi sono piaciuti di più:

Time Travel    

Understanding Teenage Boys    

Undertanding Teenage Girls    

Cooking With Charlie    

Hank & Katherine (& Michael & Charlie) Play Super Mario Bros Wii

Totale tempo perso: 16 ore e 51 minuti (e 54 secondi, a voler essere precisi)

Come ho già detto, Hank (Green) è il fratello del mitico, geniale, scrittore John Green (non che Hank non sia mitico e geniale. Il fatto è che per John ho una cotta… Vabbè, ma questa è un’altra storia)

Insomma, in questo canale YouTube, hankgames    , Hank gioca a Super Mario Wii insieme a sua moglie Katherine. Sono una coppia adorabile e simpaticissima, che vi tirerà su di morale.

Qua in un certo senso vale lo stesso discorso che ho fatto per charlieissocoollike: niente sottotitoli. La grossa differenza è che qua non si fanno poi grandi discorsi: in pratica c’è una sfilza di fantasiose imprecazioni, qualche sano insulto tra giocatori e commenti divertenti. Oltretutto, io li trovo molto comprensibili (sono arrivata al punto che, guardando un loro video, ho smesso di notare che era in un’altra lingua)

Perchè dovreste guardare due tipi (anzi: sono in due per 52 video, poi arriva Michael Aranda, un loro amico e youtuber. Ma non è tutto, perchè al sessantanovesimo video arriva anche Charlie McDonnell, quello di charlieissocoollike!) che giocano a Super Mario? Ottima domanda. Non so rispondere con precisione. Cioè, insomma, sono molto divertenti, e, soprattutto nei video in cui ci sono solo loro due, danno un’idea della vita di coppia ideale. Personalmente, io trovo molto divertenti due adulti che non si fanno problemi a comportarsi come ragazzini.

Extra (in cui ripeto consigli già dati):

CATEGORIA siti

Cracked.com    

Totale tempo perso: dipende solo da voi.

Su questo sito troverete un sacco di cose curiose e divertenti su diversi argomenti. Ad esempio 7 easter-eggs nascosti in famosi film    , o altrettanti inquietanti easter-egg che si possono trovare in alcuni videogames    ,  o la sezione Horror on Cracked    , in cui potrete trovare cose inquietanti come i musei più spaventosi al mondo    , un articolo su quanto sia facile scappare ad alcuni famosi mostri/serial killer dei film horror    , sette assurde a ridicole ghost stories da tutto il mondo     e altra roba del genere.

L’unico problema è che questo sito è un po’ come Wikipedia: una volta entrati, è difficile uscire dal tunnel.

Memebase    

Totale tempo perso: dipende solo da voi.

Vi piaccioni i meme? I rage comics? Allora questo è il sito per voi. Secondo me è il migliore, anche perchè difficilmente troverete battute pessime e offensive spacciate per humor nero (cosa, aimè, molto comune)

Nel sito troverete diverse categorie, e ce n’è per tutti i gusti.

The Oatmeal    

Totale tempo perso: dipende solo da voi.

Un altro sito molto divertente. Troverete fumetti, quiz molto buffi (solo per citarne un paio: “quanto sopravviveresti incatenato ad un letto a castello con un velociraptor?    ” e “i tuoi cari stanno progettando di mangiarti?    “) e terribili (ma geniali) biglietti di auguri per diverse occasioni    .

 

CATEGORIA serie tv

Sherlock

Totale tempo perso: 9 ore circa

Scommetto che ne avete sentito parlare. Be’, per forza, è una serie geniale! Ok, in realtà è più che altro una mini-serie, da tre episodi (da un’ora e mezzo ciascuno) per stagione, prodotta dalla BBC, che ruota attorno alle indagini di uno Sherlock Holmes in chiave moderna.

Tutto funziona alla perfezione: gli attori (Benedict Cumberbatch nel ruolo di Sherlock e Martin Freeman in quello di Watson) sono fantastici (Un momento, un momento: non intendevo dire che solo loro sono fantastici. Stavo solo specificando i protagonisti. Tutti gli attori qua sono bravi), i dialoghi sono brillanti e le storie, pur essendo ambientate nella Londra dei giorni nostri, sono piuttosto fedeli ai libri originale (ok, in realtà questo l’ho aggiunto più che altro per sentito dire. Ho cominciato da poco a leggere Sherlock Holmes, e non ne so ancora molto)

L’unica pecca? Entrambe le stagioni uscite per ora sono finite con un grosso cliffhanger. Questo non è un problema per quanto riguarda la prima, ma lo è per la seconda, dal momento che la terza stagione non uscirà prima dell’anno prossimo. Ecco l’unico problema di questa serie: è troppo appassionante!

Firefly

Totale tempo perso: 11 ore circa (più quasi 2 ore di film)

Ah, uno dei più grandi crimini commessi dai produttori televisivi è stato cancellare questa serie tv.

Allora, immaginatevi un western, però ambientato nello spazio. Aggiungete personaggi interessanti e divertenti, e ottimi dialoghi, e, ovviamente, una storia appassionante. Ecco, ora chiedetevi come è possibile che una serie che contiene tutto questo sia stata cancellata dopo appena 14 episodi (mentre serie tv su ricchi stronzi che si fanno le corna a vicenda sopravvivono per anni e anni) Io non me lo so spiegare. Semplicemente assurdo.

Dopo la cancellazione della serie, Whedon ha deciso di non lasciare la storia del tutto in sospeso, e ha girato un film, Serenity, che fa da conclusione (ed è carino, ma secondo me non è all’altezza di Firefly)

I protagonisti sono alcuni fuorilegge, guidati dal capitano Malcom Reynolds, reduce di una guerra persa dalla sua fazione, che si guadagnano da vivere principalmente rubando e contrabbandando in giro per lo spazio, colonizzato dagli umani e controllato dall’Alleanza. La vita per loro diventa ancora più complicata quando accolgono a bordo due fratelli; lui è un medico, che ha fatto scappare la sorella da un’istituto dall’Alleanza, in cui lei era stata sottoposta ad alcuni esperimenti che le hanno danneggiato il cervello.

Alphas

Totale tempo perso: 9 ore circa

Serie prodotta da Syfy (come Warehouse 13, con la quale condivide l’universo, come dimostrato da un cross-over nella quinta puntata), in cui un gruppo di cinque persone, dotate di poteri speciali, indagano su diversi casi. Come dire, un crime-drama con gli X-Men.

Avevo sentito parlare di questa serie, che è stata trasmessa a partire da maggio su Rai4 (che, a proposito, è un gran bel canale. Danno un sacco di roba figa, tipo Doctor Who, Torchwood, Life on Mars… Approvo), così ho iniziato a seguirla. Mi ha incuriosito fin da subito. I personaggi sono simpatici (in particolare Gary, un ragazzo autistico capace di vedere e controllare i segnali di cellulari, computer e cose così) e le storie appassionanti.

E poi, diciamocelo, chi non vorrebbe avere un super-potere?

Tanti auguri a me, tanti auguri a meeeeee!

Gen
13

Ok, intervento fuori programma! E mi faccio gli auguri da sola. E me li faccio con un po’ di fan art, presa da DeviantArt.

Cominciamo, ovviamente, con un po’ di Leviathan (dai, non l’avevate previsto?)

Questo piccolo fumetto è spisciosissimo! Notare le facce di Deryn nelle ultime due vignette. Geniale. L’autrice è strawberrycream17  

WTF, by strawberrycream17

Aggiungo che questo disegno (così come il prossimo) fa parte di una specie di collezione, la Dalek Week. Per sette giorni molto devian hanno mandato una loro fan art al gruppo Alek-and-Deryn  , e ogni giorno aveva un tema diverso (Ecco il “programma”:
August 29: WTF?!
August 30: Such Great Height
August 31: Crossover
September 1: Faith
September 2: Making History
September 3: Walking on Air
September 4: A Place to Belong)
Sono venute fuori delle cose molto belle, e spesso molto divertenti. Vedere per credere. (Anche se devo avvertirvi di stare in guardia se decidete di farci un giro: il rischio spoiler è altissimo!)

A PLACE TO BELONG, by theprinceofparties

Qua invece troviamo un disegno dolcissimo (oltre che molto bello) Mi commuove sempre un po’. L’autrice è ThePrinceOfParties   (una delle mie preferite in assoluto. Ha uno stile bellissimo, ed è molto buffa), che ha anche fatto questo fumetto molto divertente.

GENDER BENDING SQUIRREL, by theprinceofparties

Oltretutto, ha ripreso l’idea del “gender bending squirrel” anche in un altro fumetto dedicato a Leviathan (ok, non proprio un fumetto: è un disegno molto grande che contiene degli sketch veramente buffi e non-sense. Andatelo a vedere, è qualcosa di spettacolare!)

Concludiamo questa piccola parte dedicata a Leviathan con WAIT, di ComickerGirl. Si tratta di un fumetto in 18 parti in cui immagina il momento in cui Alek scopre il segreto di Deryn. Non solo sono disegni veramente fighi, ma mi ha anche colpito il fatto che io mi sono immaginata quel momento nello stesso identico modo (invece chissà come è successo. Oddio, come faccio a resistere per leggere Goliath? Mi sa che esploderò prima di questa estate!)

Poi c’è la mia deviant preferita in assoluto, burdge-bug. Non ho saputo scegliere un suo disegno in particolare, perchè è mostruosamente brava. Vi consiglio in particolare quelli dedicati a Harry Potter. Splendidi.

Includerei anche un paio di miei disegni, ma sfigurerebbero troppo vicino a questi. Però ecco la mia gallery.

E ora parliamo di una delle mie più grandi passioni: i Nerdfighters e i video dei vlogbr0thers.

Cos’è ‘sta roba strana? Eh, no, stavolta non avete scuse: ho già nominato i Nerdfighters nella mia recensione a Cercando Alaska (giù. No, giù. Ancora più giù. Il mio primo articolo, dai. Ecco, bravi) Ok, ripeterò in breve, usando le parole del mio amore, John Green:

A Nerdfighter is a person who, instead of being made out of, like, bones and skin and tissue is made entirely of awesome.

E cosa fanno i Nerdfighters? Si riuniscono nella loro (nostra) community, guardano i video dei vlogbrothers (John e Hank Green), cercano di rendere il mondo un posto migliore e praticano la regola del DFTBA (Don’t Forget To Be Awesome)

Io sono fissata con quei video. Fanno morire dal ridere, e spesso vengono dette cose molto interessanti. Ecco alcuni dei miei preferiti:

How to be a Nerdfighter: il primo video che ho visto, e che mi ha fatto innamorare di loro. Sì, lo so, parlano velocissimo, ma non preoccupatevi: basta cercare vlogbrothers transcript su Google.

A song about an Anglerfish: una canzone spettacolare e demenziale in puro stile Hank Green. Spettacolare, il mio antidoto alla tristezza.

50 Jokes (Yes…actually 50 jokes): Hank racconta 50 barzellette/battute in 4 minuti. Spisciosissimo.

How to make guys like you: il video che mi ha fatto innamorare di John Green (che è comunque un miglioramento rispetto all’innamorarsi dei personaggi dei libri)

Famous Last Words: John Green è appassionato di ultime parole famose, e qua ne ha raccolte alcune (certe sono spettacolose)

Ok, io chiudo qua il mio intervento extra. Ci si risente tra una settimana!

Città di Carta – John Green

Apr
9

Beh, non è che mi sia scordata di avere un blog. Lo giuro. Il fatto è che ho così tante cose da fare! Insomma, sono nell’anno della maturità (Ouch!), e come se non bastasse sono al Liceo classico (doppio Ouch!). E ho tanta, tanta voglia di leggere, più che di scrivere. Senza contare che è deprimente scrivere in un blog che nessuno si fila di striscio. Di regola non me ne fregherebbe niente, però ho anch’io dei limiti.

Allora, oggi pomeriggio stavo pensando: Beh, cavolo, forse dovrei proprio scriverci qualcosa ogni tanto su quel cavolo di blog, no? Così mi è venuto in mente di parlare, tanto per cambiare, di un libro (ho interessi molto variegati, visto?)

Il libro è, come forse è possibile intuire dal titolo dell’intervento (ok, questo è sarcasmo. Giusto nel caso in cui ve lo steste chiedendo. (A proposito, ma quanto suona male la parola Steste? Ci ho fatto caso solo ora)) è Città di Carta, di John Green. L’ho letto, no, diciamo divorato, la settimana scorsa.

È quel tipo di libro che leggi velocemente, perchè vuoi disperatamente sapere cosa accadrà. Il problema è che, quando arrivi alla fine, vorresti essertela presa un po’ più con calma, perchè è talmente bello che dovrebbe durare per sempre.

Ecco la trama:

Quentin Jacobsen è sempre stato innamorato di Margo Roth Spiegelman, fin da quando, da bambini, hanno condiviso un’inquietante scoperta. Con il passare degli anni il loro legame speciale sembrava essersi spezzato, ma alla vigilia del diploma Margo appare all’improvviso alla finestra di Quentin e lo trascina in piena notte in un’avventura indimenticabile. Forse le cose possono cambiare, forse tra di loro tutto ricomincerà. E invece no. La mattina dopo Margo scompare misteriosamente. Tutti credono che si tratti di un altro dei suoi colpi di testa, di uno dei suoi viaggi on the road che l’hanno resa leggendaria a scuola. Ma questa volta è diverso. Questa fuga da Orlando, la sua città di carta, dopo che tutti i fili dentro di lei si sono spezzati, potrebbe essere l’ultima.

C’è una cosa da dire, ed è qualcosa che pare evidente già dalla trama: Margo, per certi versi, assomiglia molto ad Alaska. Sono entrambe imprevedibili, misteriose, un po’ folli, con quel tantino di autodistruttività. E Quentin può ricordare Ciccio, così innamorato, e con quella tendenza a lasciare tutto il resto in secondo piano. Ma di sicuro non si può parlare di due libri “fotocopia”, su questo non c’è il minimo dubbio.

Forse è più come hai detto prima, che dentro di noi si sono aperte delle crepe. Ognuno all’inizio è una nave inaffondabile. Poi ci succedono alcune cose: persone che ci lasciano, che non ci amano, che non capiscono o che noi non capiamo, e ci perdiamo, sbagliamo, ci facciamo male, gli uni con gli altri. E lo scafo comincia a creparsi. E quando si rompe non c’è niente da fare, la fine è inevitabile. Però c’è un sacco di tempo tra quando le crepe cominciano a formarsi e quando andiamo a pezzi. Ed è solo in quel momento che possiamo vederci, perchè vediamo fuori di noi dalle nostre fessure e dentro gli altri attraverso le loro.

Personalmente, devo dire che il mio libro preferito rimane Cercando Alaska. Ho un legame particolare con quel romanzo, tanto che 11 ore fa l’ho prestato ad una mia amica, e già mi manca tantissimo. Ma Città di Carta si piazza appena sotto in classifica. John Green si è dimostrato ancora un genio.  Ci sono delle… come dire?, speculazioni, che hanno del filosofico, e che normalmente mi darebbero un fastidio micidiale, perchè messe in bocca a ragazzi di 18 anni suonano parecchio poco realistiche, ma lui riesce a farle sembrare giuste, mi spiego?

In ogni caso, libro consigliatissimo! Appassionante, divertente, malinconico e ben scritto.

Cercando Alaska – John Green

Ott
12

Miles Halter ha sedici anni e sente di non aver ancora veramente vissuto. Assetato di esperienze lascia il tranquillo nido familiare per cercare il suo Grande Forse a Culver Creek, un prestigioso liceo in Alabama. E qui la sua vita prenderà finalmente un altro passo. Culver Creek sarà il luogo di tutte le cose possibili. E di tutte le prime volte. È lì che conosce Alaska Young. Brillante, spiritosa, imprevedibile, intelligente e spavalda, sexy quanto lo si può essere, per Miles diventa un pensiero fisso, una magnifica ossessione e un enigma. Lei lo attira nel suo mondo, lo lancia nel Grande Forse, e gli ruba il cuore. Poi… niente sarà più come prima.

Ho pensato di inaguarare il mio blog parlando di uno dei miei libri preferiti. Anzi, direi del mio libro preferito.

Cercando Alaska è un libro che ti prende dall’inizio alla fine. Scritto benissimo, con personaggi favolosi.

Quando gli adulti, con lo stupido sorriso di chi crede di saperla lunga, dicono: “I giovani si credono invincibili” non sanno quanto hanno ragione. La disperazione
non fa per noi, perchè niente può ferirci irreparabilmente. Ci crediamo invincibili perchè lo siamo. Non possiamo nascere, e non possiamo morire. Come
l’energia, possiamo solo cambiare forma, dimensioni, manifestazioni. Gli adulti, invecchiando, lo dimenticano. Hanno una gran paura di perdere, di fallire. Ma
quella parte di noi che è più grande della somma delle nostre parti non ha inizio e non ha una fine, e dunque non può fallire.

Il fatto che il libro sia diviso in due parti, PRIMA e DOPO, e che tutti i capitoli della prima parte siano sotto forma di conto alla rovescia rendono la lettura ancora più veloce ed appassionante. Per non parlare dello stile di John Green, che sfiora la perfezione.

Impossibile non essere risucchiati nella storia di Ciccio, Alaska, Colonnello e Takumi. Impossibile non ridere e piangere con loro, sul serio.

Ok, potrei passare ore a cantare le lodi di questo libro (perchè, nel caso in cui ancora non lo aveste capito, LO ADORO!), ma penso che mi fermerò qua.

Aggiungo solo questo: il romanzo è stato al centro di una controversia in America dopo che un insegnante l’ha assegnato tra le letture per una sua classe del terzo anno di liceo (per intenderci: ragazzi tra i 16 e i 17 anni). Insomma, è successo che dei genitori si sono lamentati, arrivando a definire il libro “pornografico” e “disgustoso”. (Looking For Alaska- Wikipedia). Ora, piccolo sondaggio per quanti di voi lo leggeranno (o l’hanno già letto): quei genitori hanno o non hanno esagerato alla grande?

 

^^^EDIT 28/8/2011^^^

Ora che ho cominciato a prendere un po’ più sul serio il mio blog, mi sono accorta che i miei primi articoli fanno un po’ (tanta) pena. Perciò ho deciso di “farcirli” un pochino, cercando di aggiungere cosa che magari in una prima stesura ho tralasciato.

Cominciamo dai personaggi? Insomma, li ho nominati, ma non ho detto assolutamente niente di loro!

Miles “Ciccio” Halter è… beh, è abbastanza uno sfigato, e un asociale (cose che, indovinate un po’, io apprezzo molto, anche perchè mi ci rispecchio) con la fissa per le ultime parole pronunciate dai personaggi storici, che lui “colleziona” e ricorda a memoria. Parte dalla Florida, dove non ha amici perchè è il classico tipo di persona che non riesce a rapportarsi con gli altri. C’è da dire che in generale la cosa non gli dispiace troppo, e si è anche un po’ rassegnato. Questo finchè non decide di prendere in mano la situazione e di partire per Culver Creek, un liceo tipo college, dove conosce alcuni ragazzi veramente straordinari.

Primo tra tutti, Chip Martin, detto Colonnello, il suo compagno di stanza, che riesce a tirarlo fuori dal suo guscio (anche se in modo un po’ particolare. Diciamo che il suo carattere non è tra i più facili con cui avere a che fare). Colonnello è un ragazzo intelligente e spiritoso, molto sicuro di sè, che deve il suo soprannome alla sua abilità strategica nell’organizzare scherzi, passione che condivide con la sua migliore amica, Alaka Young.

Alaska… beh, neanche lei ha un carattere facile: è estremamente lunatica, imprevedibile e misteriosa, e ha avuto un’infanzia guastata da un evento terribile (ma veramente, veramente terribile). Ha anche una personalità che definirei ipnotica, estremamente affascinante. Ed è una lettrice accanita. Ok, non proprio una lettrice così accanita. Legge molto, ma, per dirla con le sue parole:

“Li hai proprio letti, tutti quei libri nella tua stanza?”.

Rise. “Oddio, no. Sì e no un terzo. Ma ho intenzione di leggerli tutti. Io la chiamo la mia Biblioteca della Vita. Fin da piccola, ogni estate vado sulle bancarelle dell’usato e compro tutti i libri dall’aria interessante. Così ho sempre qualcosa da leggere. Ma ci sono tante cose da fare, fumare, fare sesso, dondolarsi sui dondoli… Avrò più tempo per leggere quando sarò una vecchia carampana.”

Un’altra cosa che mi fa impazzire di lei è il fatto che è una grande femminista. Insomma, avete presente la tipica frase “Una ragazza non dovrebbe fare certe cose!”? Ecco, questo è il tipo di frase che può farla incazzare di brutto (e che fa incazzare di brutto anche me. Perchè noi donne dovremmo avere meno libertà degli uomini?). In ogni caso, Ciccio si innamora di lei proprio di brutto. Diventa fissato, e il fatto che lei sia fidanzata e che ami il suo ragazzo non lo convince certo a desistere.

Un altro membro della loro comitiva è Takumi Hikohito. Lui fa un po’ la parte del buffone, o almeno, così pare per gran parte del libro (verso la fine ha un ruolo un pochino più drammatico, in un certo senso. Ma non dico altro); insomma, un ragazzo che mangia come un maiale (e, contemporaneamente, riesce a parlare senza problemi) e rappa (“Ciccio, hai davanti a te MC Takumi, il rapper più moscio dell’Alabama, lo sapevi?”)

Poi, che dire? Ho nominato lo stile di John Green. Tanto per cominciare, il libro è scritto in prima persona (una cosa che a me fa sempre più che piacere) e poi, il linguaggio è abbastanza “nerd-cool”.

Mi spiego: avete presente quando leggete qualcosa, e vi rendete conto che chi l’ha scritto è un completo idiota? Ecco, questo non è uno di quei casi. Tanto per cominciare, John Green è un nerd (come lui si autodefinisce. E, a proposito, lui e suo fratello Hank hanno fondato un sito, una community, Nerdfighters , che ha come motto: “We’re Nerdfighters. We fight against suck… we fight for awesome”) e ha piazzato lungo tutto il libro riferimenti colti, con mini lezioni di religione/filosofia (le lezioni preferite di Ciccio alla Culver Creek sono quelle di “Studi religiosi”). Insomma, Cercando Alaska è un libro stupendo sotto ogni punto di vista (Certo, a meno che ciò che cercate in un libro non sia una storia d’amore polpettosa, o cose del genere)