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John and Hank Green: An Evening of Awesome at Carnegie Hall

Apr
7

Stavo pensando che la chiusura del mio ultimo intervento meriterebbe un pochino di background. Vi ho buttato lì An Evening of Awesome, ma, se non siete nerdfighters, dubito che quelle parole vi abbiano detto qualcosa.

Perciò, insomma, con la mia solita coerenza torno sul mio blog dopo un solo giorno.

Dunque, An Evening of Awesome at Carnegie Hall è un evento che si è tenuto il 15 gennaio 2013 in quello che, stando a Wikipedia, è “uno dei luoghi più importanti della musica classica e leggera a livello mondiale”, appunto, Carnegie Hall, a New York, per celebrare il primo anniversario dell’uscita di The Fault in Our Stars e il sesto compleanno di Nerdfighteria. Durante la serata sono saliti sul palco, oltre a John e Hank Green, anche diversi ospiti. Uno di loro, come ho già scritto, è stato Neil Gaiman (per me è stata una cosa parecchio grossa: immaginatevi di vedere 3 delle vostre persone preferite al mondo radunate nello stesso luogo. Se in quel momento su quel palco fossero saliti anche JK Rowling e Scott Westerfeld penso che sarei morta. Invece mi sono solo messa ad urlare come una fangirl demente)

Cooooomunque, tra gli altri ospiti ci sono stati anche i Mountain Goats (ovvero il gruppo preferito di John Green), Ashley Clements e Daniel Gordh (rispettivamente Lizzie e Darcy in The Lizzie Bennet Diaries), che hanno letto un estratto di The Fault in Our Stars, Hannah Hart e Grace Helbig (entrambe comiche/attrici/”internet personalities”), e Kimya Dawson (cantante che non avevo mai sentito nominare. A dirla tutta, non avevo mai sentito nominare neanche il suo genere “anti-folk”)

Questa, però, è solo la spiegazione più tecnica.

Se dovessi dire cos è An Evening of Awesome per me, direi che è una delle cose più straordinarie che io abbia mai visto. Ne riguardo i miei spezzoni preferiti quando sono triste, o quando sono di ottimo umore, o quando sento che sto perdendo la mia fiducia nell’umanità. Diciamo che è un po’ come i libri di John Green: divertente, ma anche profondo – e fa anche un po’ piangere. Almeno, io ho pianto quando John ha parlato di Esther Earl, una nerdfighterd, morta nel 2010, ad appena 16 anni, di cancro. Esther è una figura importantissima in Nerdfighteria, e in suo ricordo è stata fondata l’associazione This Star Won’t Go Out, con lo scopo di aiutare le famiglie che devono affrontare tragedie simili a quella di Esther.

In ogni caso, penso che il video dell’evento sia una delle cose più belle che io abbia mai visto. E se non avete ancora ben afferrato ciò che sono i Nerdfighters, questo è un ottimo modo per farlo. C’è tutto quello che vi serve per farvi un’idea: pazzia e genialità, canzoni su Harry Potter e sulla fisica… Tutto.

(Vi ho linkato il video per intero, ma se aveste problemi a capire tutto quello che viene detto, qua potete trovare il transcript, che vi aiuterà un sacco, anche perchè divide chiaramente l’evento in diversi segmenti)

Chiudo questo volutamente breve articolo con un paio di cose che ha detto John durante l’evento, e che penso siano due delle cose più belle che siano mai state dette sull’amore per la lettura.

Alright, uh, so, I’m on a side of the road somewhere, and I’m stuck inside of a very deep hole, with no way of getting out. Never mind how I got there, it’s not relevant to the story. I’ll invent a back story.
I was walking to get pizza and a chasm opened up in the earth and I fell in and now I am at the bottom of this hole, screaming for help. And along comes you. Now, maybe you just keep walking, you know, there’s a strange guy screaming from the center of the earth, it’s perhaps best to ignore him. But let’s say that you don’t; let’s say that you stop. The sensible thing to do in this situation is to call down to me and say “I am going to look for a ladder, I will be right back!” But you don’t do that, instead you sit down at the edge of this abyss and then you push yourself forward and jump. And when you land at the bottom of the hole and you dust yourself off, I’m like “What the hell are you doing, now there are two of us in this hole!” and you look at me and say “Well, yeah, but now I am highly motivated to get you out.”
This is what I love about novels – both reading them and writing them. They jump into the abyss, to be with you where you are.

Reading a book book, that helps us to feel un-alone. And I know that books seem like the ultimate thing that’s made just by one person, uh, but that’s not true either. Because if I’d been alone in the abyss of myself, The Fault in Our Stars would never have existed.

 

Il ragazzo dei mondi infiniti – Neil Gaiman e Michael Reaves

Apr
6

Sì, sì, lo so: avevo detto che volendo avrei potuto scrivere un intervento a settimana. Il problema è che non ho voluto. In effetti non ho neanche potuto (cacchio, quanto mi farebbe comodo un portatile… e un week-end di cinque giorni almeno)

Ma ora torno, e parlando di un libro di Neil Gaiman! Yaaaaay! (Perchè ho sempre fatto tanto per nascondere il mio amore per quell’uomo, vero? Oltretutto, in fondo all’articolo metterò il link che me lo ha fatto amare anche di più. Ma non vi anticipo niente.) Ok, sì, il libro non è solo suo, però, insomma…

Trama? Trama.

Alcuni pensano che Joey sia strano. Altri che viva in un mondo parallelo. E non hanno torto. Un giorno infatti Joey finisce in una realtà in cui uomini che fanno surf su dischi volanti lo inseguono, e un misterioso eroe lo salva conducendolo in un’altra dimensione. Sarà luì a rivelargli questa nuova, invisibile verità: ogni volta che si profila un bivio, l’universo si scinde in una serie infinita di mondi possibili, che solo i Camminatori come Joey possono attraversare. Mondi in cui si possono avere le ali, la pelliccia di un lupo, lamine metalliche al posto della pelle o semplicemente essere la propria versione maschile o femminile. Ma agli estremi opposti di questo insieme di mondi imperano due universi in guerra tra loro: Esa, pervaso di magia, e il mondo binario, governato dalla tecnologia. Riuscirà l’InterMondo, l’esercito creato dai Camminatori, a proteggere l’equilibrio dei mondi sopravvivendo alle feroci creature che ne sorvegliano i confini?

(Presa da ibs. Il fatto è che sulla copertina la trama non c’è. Però, insomma, ma quanto è figa la copertina italiana? E dietro è ancora più bella.)

Insomma, io sono fatta così: nominatemi Neil Gaiman e dei mondi paralleli, e avrete il 300% della mia attenzione. Il titolo originale è Interworld. La storia buffa è che è stato sulla mia wishlist di The Book Depository per mesi prima che io scoprissi che Il ragazzo dei mondi infiniti era lo stesso libro. “Ma aspetta: per quale motivo l’hai preso in italiano, tu, maledetta snob secchiona?” Ma perchè ho raggiunto (per la seconda volta in meno di due anni, e questo dimostra che ho un problema) i 100 punti sulla tessera della Giunti. Viva me! (A proposito: scandaloso quanto costino i libri in Italia. Con quei 35 € – più altri 5 che ho dovuto aggiungere – ho comprato solo quattro libri. Sapete quanto ho speso per comprare quattro libri in edizione UK su The Book Depository una volta? 20 €. Facciamo un attimo due conti. E un esame di coscienza)

Ma questo non c’entra, sto divagando.

Tutto questo era per dire: Maledizione, ma perchè la Mondadori ha il monopolio su Neil Gaiman??? (No, in realtà il punto era: perchè cambiare il titolo in questo modo, dal momento che nel libro Intermondo viene ripetuto più volte? Bah.)

Comunque, è un gran bel libro, se vi piacciono le avventure in strani universi – e in strani spazi tra gli strani universi – in cui le leggi della fisica funzionano come pare a loro, le storie con scuole speciali per persone speciali, le storie in cui mondi magici sono in guerra con mondi ipertecnologici… e, soprattutto, le storie appassionanti. Belinci se è appassionante! Da divorare.

Sì, mi sono accorta della presenza di un altro nome oltre a quello del mio adorato Neil, ma non conoscendo Michael Reaves (anche se un paio di ricerche mi hanno detto che si occupa principalmente di fantascienza: 100 punti a Michael Reaves!), e non sapendo come lui e Gaiman si sono divisi il lavoro (cioè, ad esempio, in Will Grayson, Will Grayson si sa chi ha scritto che, qui no), mi limiterò a tessere le lodi di colui che è una delle mie persone preferite al mondo.

Ma prima, due parole sui personaggi? Dunque, il protagonista è Joey Harker, un ragazzo capace di perdersi anche in casa sua. Praticamente tutti gli altri personaggi sono versioni alternative di Joey, provenienti da mondi alternativi: abbiamo Joey femmine, Joey maschi, Joey licantropi, Joey giganti, Joey cyborg… Molti Joey, tutti incredibilmente diversi. Fico, no? Poi abbiamo un simpatico blob proveniente dall’Intermondo che può comunicare solo cambiando il proprio colore. Chi non ne vorrebbe uno?

Concludendo: consiglio assolutamente questo libro (di cui uscirà il seguito, The Silver Dream, proprio questo mese. Non in Italia, ovvio. Chissà quanto bisognerà aspettare)

Se non siete ancora convinti, perchè avete deciso di non fidarvi dell’opinione di una persona che trascura così orribilmente il proprio blog, vi propongo qua la Nota degli Autori:

Questo romanzo è un’opera di fantasia. Ma, dato un numero infinito di mondi possibili, in uno dovrà pur essere vero. E se una storia che si svolge in un numero infinito di universi possibili è vera in uno di essi, allora dovrà essere vera in tutti quanti. Di conseguenza, forse non è poi tanto di fantasia quanto crediamo.

Ecco, dai, insomma, non c’è bisogno di aggiungere altro.

L’ultimissima cosa da aggiungere a questo breve e sconclusionato articolo è il link che vi avevo promesso: gli interventi di Neil Gaiman all’evento nerdfighters An Evening of Awesome at Carnegie Hall (di cui vi parlerò in un altro articolo. Per ora, godeteci questo breve estratto)

Buona Apocalisse a tutti! -Terry Pratchett e Neil Gaiman

Dec
21

Saaaalve! Vi sono mancata? No, non credo, non è passato abbastanza tempo.

In realtà, è già un bel poche ho finito questo libro. Il motivo per cui ho aspettato fino ad oggi per la recensione è che sono una simpaticona, ovviamente. Dai, come potevo resistere? Recensire Buona Apocalisse a tutti il 21 dicembre 2012! Aaah, sono sempre la solita.

Perciò, eccomi qui, in questa “giornata speciale” (ma anche no) a parlare di uno dei libri migliori che io abbia mai letto. Non vedo l’ora di dirvi quanto è spettacolare!

Sulla base delle Profezie di Agnes Nutter, Strega (messe per iscritto nel 1655 prima che Agnes facesse saltare in aria tutto il villaggio riunito per godersi il suo rogo), il mondo finirà di sabato. Sabato prossimo, per essere proprio precisi. È per questo motivo che le temibili armate del Bene e del Male si stanno ammassando, che i Quattro Motociclisti dell’Apocalisse stanno scaldando i loro poderosissimi motori e sono pronti a lanciarsi per strada, e che gli ultimi due scopritori di streghe si preparano a combattere la battaglia finale, armati di istruzioni clamorosamente antiquate e di innocue spillette. Atlantide sta emergendo, piovono rane dal cielo. Gli animi si surriscaldano… Bene bene. Tutto sembra proprio andare secondo il Piano Divino. Non fosse che un angelo un filo pignolo (ma giusto un filo, per carità) e un demone che apprezza la bella vita – ciascuno dei quali ha passato tra i mortali sulla Terra parecchi millenni e si è, come dire?, affezionato a usi e costumi umani – non fanno esattamente salti di gioia davanti alla prospettiva dell’incombente catastrofe cosmica. E allora, se quei due (Crowley e Azraphel) vogliono che quanto profetizzato non si compia, devono mettersi al lavoro subito per scovare e uccidere l’Anticristo (mica una bella cosa, visto che è un ragazzino simpaticissimo). Ma c’è un piccolo problema: sembra proprio che qualcuno lo abbia scambiato con qualcun altro…

Non so neanche da dove cominciare. Ho amato tanto questo libro che… Oddio. Allora, con calma.

Come sapete, adoro Neil Gaiman. Credo che sia un genio assoluto. Come non sapete, sono anni che vorrei iniziare a leggere i libri del ciclo del Mondodisco, di Terry Pratchett (ma non ho ancora mai avuto occasione di farlo. Ora che quei libri sono stati ri-pubblicati dalla Tea, penso che presto potrò togliermi questa curiosità. Ma qui stiamo andando fuori tema) Per arrivare al punto, ora adoro Gaiman ancora di più.

Per molti versi, questo splendido, geniale libro (scritto nel ’90) mi ha ricordato un’altra serie di splendidi, geniali libri: quelli della serie della Guida Galattica per Autostoppisti (cooome? Non li avete mai letti? Non ne avete neanche mai sentito parlare? Eh, no, eh, non va. Pensate che dovrei scrivere un articolo a riguardo? Forse andrebbe contro la mia politica non di parlare di opere troppo famose, ma se me lo chiedete gentilmente, potrei ripensarci.): abbiamo nonsense, un grandioso umorisimo (inglese), un’avventura di dimensioni epiche, personaggi stravaganti, divertenti, semplicemente assurdi… Insomma, tutti ingredienti che io non potevo fare a meno di adorare. Chiedete alla mia compagna di stanza: praticamente non ho fatto altro che ridere per tutto il tempo della lettura. E io sono un po’ come la sorella della Rowling: più rido, più quello che sto leggendo mi piace (ed ecco a voi, del tutto gratis, una pillola della biografia di JK Rowling. Non c’è di che). E in questo caso si trattava di un libro talmente divertente che… AAAAAAAAAAH! Non riesco neanche a parlarne nel modo giusto.

Da cosa comincio? Dai personaggi?

Be’, loro sono parecchi. Abbiamo Crowley, un demone (e che demone!: il serpente che ha tentato Eva) che ama la Terra, e non vorrebbe l’Apocalisse (perchè la vittoria di una qualsiasi delle due parti porterebbe a un’esistenza noiosissima), e Azraphel, un angelo (quello che era a guardia dell’Even). I due dovrebbero essere nemici mortali, ma in realtà sono amiconi. Secondo me una delle migliori amicizie mai raccontate in un libro. Sarà che è una cosa così assurda e paradossale… Be’, in ogni caso i due hanno un interesse comune: impedire l’Apocalisse (nonostante gli ordini dei loro Superiori imponga tutt’altro)

Poi c’è Adam Young, ovvero l’Anticristo (a causa di uno scambio in culla: il figlio di Satana non doveva finire in un’anonima famiglia inglese, ma in quella dell’ambasciatore americano a Londra. Ringraziamo l’inefficienza di Crowley e di un gruppo di suore sataniste. Sì, avete letto bene: suore sataniste), un bambino con un enorme potere e un piccolo gruppo di amici su cui comandare.

Anatema Device invece è una strega, discendente di Agnes Nutter, impegnata, come tutta la sua famiglia nella decifrazione delle profezie dell’antenata. La sua strada si incrocerà (come previsto) con quella di Newton Pulsifer, cacciatore di streghe per hobby, e discendente del cacciatore di streghe che ha mandato sul rogo Agnes Nutter (Non-desiderare-la-donna-d’altri Pulsifer. Non-desiderare-la-donna-d’altri è il nome. Indovinate come si chiamavano i suoi nove fratelli).

Infine, ci sono i quattro Cavalieri dell’Apocalisse, anzi, i quattro Motociclisti dell’Apocalisse, pronti a radunarsi, grazie all’aiuto di un solerte fattorino.

Però così non riesco a rendere neanche minimamente l’idea. Perchè il libro è tanto pieno di tante cose tanto geniali (la ripetizione è voluta. Si chiama licenza poetica. Anzi, no: licenza blogghista) che è difficile da spiegare. Posso solo dirvi che, quando tentavo di spiegare alla mia compagna di stanza perchè mi stavo sbellicando dal ridere, lei mi guardava come si guarda un pazzo (però poi ha ammesso che un libro del genere lo vorrebbe proprio leggere) Vorrei mettermi qua a rileggerlo, solo per potervi riferire i miei pezzi preferiti, e farvi capire…

Immaginatevi errori, equivoci, e che la posta in gioco sia la battaglia finale tra il bene e il male. Immaginatevi che l’avvicinarsi dell’Armageddon implichi un sacco di cose assurde, scaturite dalla mente di un bambino (il continente perduto di Atlandide che torna in superficie, facendo incagliare una nave; monaci tibetani che viaggiano in tunnel sotterranei; alieni che arrivano sulla Terra per multare gli uomini per come abbiamo trattato il pianeta…), e immaginatevi strane, ma assolutamente accurate, profezie, scritte su un libro che non ha venduto neanche una copia perchè troppo accurato nelle sue previsioni.

Be’, direi che ho fallito miseramente: è impossibile rendere giustizia a questo libro. Accidenti. Vuol dire che sarò costretta ad usare i miei mistici poteri mentali per convicervi della sua epicità, grandiosità, spettacolarità: siete sempre più convinti che leggere questo libro sia un’ottima idea… sempre di più… sempre di più… Ormai non vedete l’ora di leggerlo…

Ok, mi ringrazierete poi.

Chiudo dicendo solo che mi piace più il titolo italiano rispetto a quello originale (Good Omens. Non male, ironico, ma Buona Apocalisse a tutti! fa ridere… Vabbè…), ma il problema è questo: come praticamente ogni libro di Gaiman, in Italia è edito dalla Mondadori. In particolare, si tratta di una di quelle raccapriccianti edizioni con il dorso giallo e le pagine puzzone e disordinate che io odio.

Alla prossima, gente!

Nessun Dove – Neil Gaiman

Jan
22

Ed eccomi di nuovo qua!

Piccola premessa: sono sempre più in difficoltà con la scelta dei libri. Ormai siamo usciti dalla zona “miei libri preferiti in assoluto” per entrare in quella “libri che mi piacciono molto” e “libri che mi piacciono” (NB: queste sono zone sia in senso figurato che in senso letterale, visto che è il criterio con cui organizzo la mia libreria. Cioè, adesso è un po’ più difficile, visto che devo infilare a forza tutti i miei tanti libri in 4, dico 4, scaffali, però cerco di mantenere questa logica… Vabbè, dai, abbiamo già cominciato con le informazioni inutili)  Ciò vuol dire che d’ora in poi conterà parecchio anche quanto tempo è passato da che ho letto il tal libro, perchè, purtroppo, la mia memoria fa abbastanza cagare (detta proprio finemente). Il mio lavoro si fa sempre più difficile!

In realtà della mia top-five è rimasto fuori il Mondo Emerso (tutte e tre le trilogie, anche se la mia preferenza va sempre alle Cronache, con le Guerre appena sotto), ma la mia politica qua è parlare di libri un po’ meno conosciuti (almeno in Italia. Vabbè, non che sia difficile, visto la scarsa considerazione che viene data all’editoria qua, ma comunque…)

Come faccio a stabilire se un libro è famoso? Be’, se li conosce anche chi non è un lettore, per quanto mi riguarda è un libro famoso. Perciò, per farla breve, non mi sentirete parlare di Harry Potter (come se ci fosse bisogno di pubblicizzarlo), Twilight, Cronache del ghiaccio e del fuoco (che, aimè, non ho ancora avuto l’occasione di leggere. Ah, e stavo scrivendo Le cronache del ghiaccio e del fuco. Dio, meno male che rileggo prima di premere “pubblica”!), Millenium, nè di autori come Ken Follett, Stephen King (che disprezzo alquanto, anche se ha scritto uno dei miei libri preferiti, La lunga marcia) e probabilmente neanche di Joanne Harris. (Sì, ma hai parlato di James Patterson, brutta ipocrita! Ok, vero anche quello, ma, almeno in Italia, credo che Patterson sia più conosciuto per i suoi thriller che per la serie di Maximum Ride, quindi, tecnicamente, ho rispettato il mio principio)

Come sono arrivata qui? Ah, giusto, il Mondo Emerso. Ecco, tutta questa roba per dire: non credo che parlerò del Mondo Emerso (anche se non mi dispiacerebbe affatto, e potrei cambiare idea se mi trovassi nel panico da “ommioddio, e adesso di che posso parlare?!?!”. Perciò non si può mai dire, e potrei cambiare idea, anche se quella serie è abbastanza conosciuta da non rientrare tra le mie priorità), e anche: al momento mi trovo un po’ in difficoltà, perchè il libro su cui contavo di parlarvi oggi, e che sto leggendo da Natale, non mi sta piacendo quanto speravo… Cioè, in realtà è una cosa più generale: non ho letto abbastanza roba figa ultimamente. Ma entro un mese la situazione potrebbe cambiare (sto per ordinare tre libri che dubito che mi deluderanno, e per il mio compleanno ho ricevuto del “materiale” parecchio interessante), quindi la speranza è l’ultima a morire.

Cacchio, il mio contaparole qua sotto mi dice che sono già a 450 circa, e non ho ancora detto assolutamente niente! Panico! Vado con la trama del libro? Ma anche sì:

Richard è un giovane uomo d’affari, per un atto di generosità si trova catapultato lontano da una vita tranquilla e gettato in un universo che è al tempo stesso stranamente familiare e incredibilmente bizzarro. Qui incontra una ragazza di nome Porta e le persone che vogliono ucciderla. Poi un angelo che vive in un salone illuminato dalle candele, e un signore che abita sui tetti. Dovrà attraversare un ponte nella notte sulla via di Knighdbridge, dove vive il Popolo delle Fogne; c’è la Bestia nel labirinto, e si scoprono pericoli e piaceri che superano la fantasia più sfrenata. Richard troverà uno strano desiderio che lo attende.

La prima informazione che ci tengo a dare è: la storia di questo libro è un po’ particolare. Avete presente che nei miei precedenti articoli spesso mi è capitato di dire “da questo libro verrà presto tratto un film” (o, nel caso di American Gods, una serie tv)? Ecco, qua è praticamente successo il contrario: Nessun Dove (Neverwhere) nasce come serie tv per la BBC, scritta da Neil Gaiman e mandata in onda nel ’96, ed è poi diventata un libro (per essere precisi, un libro con diverse edizioni) Insomma, è una novelization. Stando all’introduzione alla nuova edizione (uscita quest’estate in Italia), Gaiman non era contento di tutti i tagli e le modifiche fatte al suo lavoro per la serie tv, perciò ha pensato bene di farne un romanzo, così da poter fare un po’ come pareva a lui (saggia decisione, a mio parere)

Nessun Dove sfugge per un pelo alla zona “miei libri preferiti in assoluto”… ma non mi ricordo come mai. Boh, lo sto sfogliando, ma non mi ricordo. Che strano. Sarà stata solo una questione di sensazioni, ma mi è piaciuto un pochino meno di American Gods, con il quale, comunque, ha diversi punti in comune. Ad esempio, come ho già detto, il protagonista non è molto diverso da Shadow. Ok, magari Shadow è un tipo un po’ più tosto di Richard, che è, volutamente, un tipo piuttosto mediocre (anche se ha i suoi momenti di eroismo) Poi, non so, quell’atmosfera così strana e irreale… Diciamo che sono due libri molto simili, ma non così tanto da poter dire: “Sì, ne ho letto uno, non c’è bisogno che legga anche l’altro”, mi spiego? Sono più simili del tipo: “Sì, ne ho letto uno, e mi è piaciuto, perciò vedrai che mi piacerà anche l’altro”.

Spesso è piuttosto angosciante (Richard scopre che il fatto di essere venuto a contatto con quel mondo alternativo che è Londra Sotto gli preclude ogni possibilità di vivere a Londra Sopra, dove lui è diventato nulla più che un ombra. Insomma, si trova in una situazione in cui il giorno prima aveva una fidanzata, per quanto stronza e troppo ambiziosa, una casa, un lavoro, e il giorno dopo, PUFF!, lui praticamente non esiste più: la sua ragazza e i suoi colleghi non lo riconoscono, altre persone si stanno per trasferire nel suo appartamento, dopo aver buttato via tutto ciò che era suo… Se non è angosciante questo…), ma se siete tipi come me, e apprezzate un po’ di bizzarrie e mondi alla rovescia, be’, allora posso dire con una certa sicurezza che questo libro vi piacerà, e lo troverete anche divertente.

In un certo senso direi che questo libro mi ricorda un po’ La Sposa Cadavere: abbiamo un mondo “dei vivi”, reale, che è grigio, frustrante, una sorta di scatola, e poi un “aldilà” (ok, qua non è esattamente il termine più adatto, ma non mi è venuto in mente niente di più efficace) piuttosto vivo, ed estremamente bizzarro, anche se molto più pericoloso e misterioso del Mondo dei Morti di Tim Burton. Lo ammetto: forse non è il paragone più calzante del mondo, e neanche tra i più intelligenti, ma io non ho potuto fare a meno di pensarlo.

Dovrei aggiungere altro? Mmm… Pensa, Ilaria, pensa… No, niente. Cacchio, scrivo della roba proprio corta quando non posso lamentarmi dell’edizione italiana (intesa come: scelta ridicola per il titolo/ edizione rilegata assurdamente cara rispetto a quella inglese, sia hardback sia paperback, il che è una cosa estremamente demotivamente / traduzione in stile WTF)! Ah, povera me. (Non fatevi ingannare: l’intervento ha una lunghezza normale, ma è in gran parte completamente inutile) L’unica cosa che mi viene in mente è che su YouTube si trovano dei pezzi della serie tv, ma, avendo visto qualcosina, non posso in tutta sincerità dire che ne valga la pena.

Appurato ciò, io chiudo. Ci si rivede tra due settimane. Io sarò di nuovo in panico pre-esame, e forse (notare bene il forse. Insomma, non contateci troppo, visto che cambio idea molto facilmente) potrei decidere di parlare di una serie tv.

American Gods – Neil Gaiman

Oct
9

Salve! Eccomi di nuovo qui.

Forse avrete notato che alla fine ho deciso di non scrivere un intervento su L’isola dei segreti, di Scarlett Thomas. Be’, se non l’avete notato, ve lo dico adesso. Il fatto è che sabato scorso ho dato una veloce rilettura a quel libro, e mi sono resa conto che non potevo pubblicizzarlo. Diciamo che è un libro impubblicizzabile: o ti ispira e te lo compri, o non ti ispira e non te lo compri. Raccontando la trama (che, sorpresa sorpresa, quasi non c’è) o i temi non sarei riuscita a rendere bene l’idea, perciò ci ho semplicemente rinunciato.

E oggi, dopo la mia prima settimana di università (che mi ha lasciato piuttosto stanca, ma contentissima), ho deciso di parlare di American Gods, di Neil Gaiman (aka: Il libro che mi ha impedito di prendere un voto più alto alla maturità perchè ho avuto la brillante idea di leggerlo proprio nel periodo in cui mi sarei dovuta mettere sotto a studiare.) Ma andiamo con la trama:

Appena uscito dopo tre anni in carcere, Shadow fa conoscenza con un enigmatico Mister Wednesday che gli offre di lavorare per lui. Rimasto senza risorse né famiglia, Shadow finisce per accettare. Ma ci metterà ancora qualche tempo per capire chi sia davvero il suo boss: Odino, la somma divinità del pantheon nordico, arrivato in America con una nave di vichinghi e che ora tira a campare come può. Come lo slavo Chernobog, ridotto a vivere della pensione maturata negli anni di lavoro al macello di Chicago, come l’africano Anansi, come la celtica Easter e la mediterranea Bilquis che batte i marciapiedi di Hollywood, come tutte le divinità maggiori o minori, dimenticate in un mondo che venera altri dèi, più belli e nuovi. È per muovere battaglia contro di loro che Wednesday ha arruolato Shadow, e per reclutare i compagni di lotta i due si metteranno on the road attraversando in lungo e in largo l’America più profonda. Fino al giorno della battaglia finale, uno scontro di proporzioni epiche per conquistare l’anima stessa dell’America…

Era un po’ che sentivo parlare di questo libro (soprattutto su quella splendida pagina Facebook che avevo già consigliato: Guardare di quante pagine è un libro quando si iniza a leggerlo) allora mi sono un po’ informata, e l’idea mi ha conquistata immediatamente. Sarà che sono sempre stata appassionata di mitologia. Sarà che Neil Gaiman mi piace. Boh. Fatto sta che ho comprato il libro, ho iniziato a leggerlo e… boom! Mi sono trovata trascinata in questo universo, senza possibilità di staccarmene (lo dimostra il fatto che mi ha impedito di studiare di più per la maturità.)

La trama è appassionante, e i personaggi sono una forza. Bizzarri. Unici (anche se Shadow, in realtà, ogni tanto mi sembra una versione più tosta di Richard, protagonista di Nessun Dove, sempre di Gaiman. Anche quello è un gran bel libro, a  proposito.) E l’atmosfera è talmente straniante che diventa quasi impossibile formulare un giudizio su i personaggi (per la serie: Sì, questo è un cattivo, uccide, vuole uccidere, ma nella sua mentalità è una cosa talmente normale che come puoi dire se è veramente cattivo?)

E, come si è già capito, molti di questi personaggi sono dei. Anzi, quasi tutti. Gli umani sono una netta minoranza in questo libro. Troviamo dei del pantheon nordico, egizio, induista… (Curiosamente, non mi ricordo di aver trovato neanche un dio greco. Magari mi sbaglio, però…) Per maggiori informazioni su questi dei vi consiglierei di guardare la pagina Wikipedia dedicata ad American Gods, ma devo avvertirvi di stare attenti agli spoiler. Facciamo così, in quella pagina vi consiglio di non superare la prima citazione, per quanto riguarda la trama. In quanto ai personaggi, cercate di leggere solo i nomi, ma evitate di leggere le descrizioni (specie della sezione “Mitologia norrena”); in questo modo magari riuscirete a farvi un’idea generale senza rovinarvi il finale. Io vi ho avveriti…

Che altro dire? Be’, come libro in certi punti è un po’ fortino. Per dire, conoscete il sito IMDb (InternetMovieDatabase)? Quello in cui si trovano i Parents Guide? Cosa sono? Mmm… non sono sicura di come chiamarli. Diciamo che sono elenchi di scene che per vari motivi (sessualità, violenza, uso di droghe/alcool, linguaggio) i genitori potrebbero decidere di censurare (sì, vabbè, come cosa è molto perbenista, ma mi ha salvato da un paio di film horror. Comunque, ecco un esempio: i Parents Advice di Sherlock Holmes. Giusto per farvi un’idea) Ecco, se facessero la stessa cosa anche per i libri, diciamo che i punteggi sarebbero:

Sex & Nudity: 8/10

Violence & Gore: 7/10

Profanity: 8/10

Alcohol/Drugs/Smoking:  6/10

Frightening/Intense Scenes: 6/10

O almeno, questo secondo me (e sì che io sono un’accanita lettrice di Anita Blake, e, di conseguenza, ho sviluppato un livello di tolleranza piuttosto alto)

(Scusate, ma questa cosa è una figata! Quasi quasi lo aggiungo per tutti i libri che “recensisco” qui. Muhahaa! Mi sento un grande censore!)

Come concludere questo intervento? Dai, indovinate! Sì, ci avete quasi preso: è previsto un adattamento… ma non cinematografico: televisivo! (Sì, questo mi rende piuttosto felice. La mia teoria è che quando da un libro traggono un film, questo sarà quasi sicuramente deludente. Ma se ne traggono una serie tv, è tutto un altro paio di maniche. Specie se questa serie tv è prodotta dalla HBO, che sta già facendo un lavoro straordinario con The Southern Vampire Mysteries, ovvero True Blood. Questo mi rende speranzosa, soprattutto se si conta che Gaiman, che ha esperienza di sceneggiatura, continuerà a tenere d’occhio la sua creatura anche in questa circostanza.)

Io chiuderei qua, ma prima un extra: ho trovato i primi cinque capitoli di American Gods online, giusto nel caso in cui non foste ancora convinti, Ah, ovviamente sono in inglese (ed è legale. Per chi mi avete presa???)

Ah, e già che sono, un video spisciosissimo, che non c’entra proprio con American Gods, ma è troppo buffo (insomma, c’è Adam Savage, di Mythbusters, che canta I will survive con la voce di Gollum, e Neil Gaiman che ride e fa lo scemo. Impossibile non amare questo video!) Wits with Neil Gaiman, Adam Savage, and Gollum: \”I Will Survive\”