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VampIRUS e Apocalypse VampIRUS – Scott Westerfeld

Dec
4

Ed eccomi qua, con el señor Westerfeld, come promesso. E questa volta intervento doppio! (Cioè, ok, lo so che parlo spesso di sage e trilogie, ma qua è un discorso diverso, perchè si tratta di due libri che, sì, fanno parte della stessa serie, ma possono essere letti indipendentemente l’uno dall’altro. Questo concetto sarà chiarito più avanti, visto che ora l’ho spiegato da schifo)

Partiamo con VampIRUS (sul quale, però, non mi soffermerò molto. Giusto qualche informazione fondamentale, poi si passa oltre)

Come milioni di giovani studenti, era più interessato a divertirsi che al corso di biologia per il quale si era trasferito a New York dal Texas. Oggi, dopo una notte con Morgan, una ragazza misteriosa e affascinante incontrata in un bar, la biologia è diventata la sua unica via di salvezza. Il rapporto con Morgan gli ha infatti trasmesso un parassita temibile, quello del vampirismo. Per fortuna Cal risulta essere un portatore sano: non si trasforma dunque in un cannibale impazzito, pur conservando un robusto appetito di carne, ma si ritrova dotato di sensi acuiti, forza e velocità sovrumane, anche se con una caratteristica piuttosto frustrante: una costante eccitazione sessuale. Un dramma per il ragazzo, che non può concedersi neppure un bacio se non vuole contagiare altre ragazze innocenti. Assoldato da un’antichissima organizzazione segreta che si occupa di tenere sotto controllo altri vampiri infetti come lui, i pip, ovvero i “parassita-positivi”, Cal ha il compito di rintracciare le sue ex fidanzate, ormai contagiate, e catturarle perché possano essere curate.

Cominciamo con la mia passione: la questione del titolo. Ma questa volta non romperò le palle, perchè capisco e approvo la scelta degli editori. Infatti il titolo originale è Peeps (in italiano “pip”, come potete vedere leggendo la trama) e, diciamocelo, in italiano una cosa del genere sarebbe risultata abbastanza ridicola (su, immaginatevi per un attimo di entrare in una libreria e chiedere “Peeps”, o “Pip”. Non suona tanto bene, non trovate? Fossi una commessa, mi metterei a ridere). Inoltre, sono riusciti ad inserire un gioco di parole piuttosto carino (del quale è stato entusiasta anche il nostro amato Scott, almeno stando a ciò che ha scritto sul suo blog): VampIRUS= VIRUS. (Sì, questo mi sa tanto di “Angolo di Capitan Ovvio”. E vabbè dai) Ovviamente, c’è da dire che l’inserimento della parola “vampiro” nel titolo è stata abbastanza una ruffianata in onore della moda vampirica, dal momento che di vampiri tradizionali qua non ce n’è traccia (tranne che per la faccenda dell’aglio. Quella c’è).

“Non sono vampiri tradizionali? E allora che razza di vampiri sono?”

Sono felice che l’abbiate chiesto. I vampiri di Peeps non si inceneriscono alla luce del sole (e non brillano neppure, non preoccupatevi), ma sono solo fotofobici (come i Midnighters, però in modo molto più accentuato. Ah, non avete presente i Midnighters? Vabbè, ne parlerò prossimamente, non preoccupatevi) e sono anche privi di qualsiasi controllo. E poi, c’è la cosa che preferisco in assoluto di questi vampiri: l’anatema che li porta ad odiare tutto ciò che amavano. Non mi sono spiegata abbastanza bene? Ok, allora mettiamola così: se io dovessi essere infettata prenderei tutti i miei libri, a partire da Leviathan, li strapperei e li butterei fuori dalla finestra (oddio, che visione orribile). Inoltre, basterebbe mostrarmi un libro per rendermi una pazza furiosa. Ora è più chiaro? Perfetto.

Una cosa buffa (e raccapricciante) di questo libro sono gli intermezzi. In pratica, ogni non mi ricordo quanto (non ho il libro a portata di mano, perciò non posso verificare) Westerfeld ci “delizia” con una piccola lezione sui parassiti. E purtroppo intendo veri parassiti. Ci sono scritte cose veramente orribili, da incubo. Però come cosa è piuttosto buffa, perchè è perfettamente nello stille di Westerfeld.

Ok, con VampIrus chiuderei qui, anche perchè, a dire il vero, non l’ho trovato così eccezionale. Cioè, è carino, è divertente, ma ho preferito di gran lunga il seguito, Apocalypse VampIRUS (o The Last Days, se preferite i titoli originali. Io in questo caso lo preferisco, ma capisco anche che avrebbe spezzato la continuità tra i due libri, perciò anche questa volta dico: va bene così).

È estate e a New York stanno accadendo strane cose: nubi di vapore nero escono agli idranti, i ratti stanno invadendo la città, la gente sparisce o fugge via, incapace di affrontare anche solo un viaggio in metropolitana. La malattia che trasforma la gente in vampiri sta colpendo l’intera città. In questa atmosfera da fine del mondo, Moz, un teenager newyorkese, aspirante chitarrista, incontra Pearl, un genio musicale che suona vari tipi di strumenti. Uniti dalla stessa passione per la musica decidono di formare una band: Pearl, Moz e il suo amico Zahler reclutano così Minerva e Alana Ray, una ragazza che suona fuori dalla metro usando secchi di vernice vuoti. Il loro primo show avrà luogo dunque in una New York quasi completamente svuotata dei suoi cittadini e popolata da pip: la loro musica richiamerà, loro malgrado, misteriose creature annidate nelle viscere della città…

Dunque, qua abbiamo la stessa ambientazione e le stesse premesse (e ci sono anche gli intermezzi), ma personaggi e storia completamente diversi (in realtà, i protagonisti di VampIRUS faranno una breve apparizione ad un certo punto, ma insomma…), e questo va bene, perchè mi permette di parlare di questo libro senza spoilerare niente (evvai!).

Visto che ho nominato gli intermezzi, cominciamo dicendo due parole su quelli. Tanto per cominciare sono molto meno frequenti rispetto a quelli di Peeps (sono solo sei), e in secondo luogo si parla della peste. Già, lo so: Allegria portami via. Però sempre meglio che leggere di parassiti che ti rendono cieco. Cioè, ugh!

Un’altra cosa interessante è il fatto che i titoli dei capitoli sono nomi di band (che hanno a che fare con il contenuto del capitolo). Ad esempio, capitolo 4: New Order; capitolo 5: Garbage; capitolo 21: The Runaways… eccetera eccetera… E alla fine il nostro Scotty fa una lista di tutte le band, inserendo un paio di informazioni, tipo il genere musicale e l’anno di formazione. È o non è fico? Secondo me lo è tantissimo.

Passiamo a due parole sui personaggi (ah, quasi mi scordavo di dire che ogni capitolo è narrato dal punto di vista di un personaggio diverso. Perciò: racconto in prima persona! Yeah!):

Mozquito (Moz) è un ragazzo con la passione per la musica (e un grandissimo talento per la chitarra, nonostante i pochi mezzi che ha a disposizione), solo che è un pochino un emo rompipalle. Ok, forse sono stata un pochino ingiusta, ma ha dei momenti in cui è un musone antipatico.

Il suo migliore amico è Zalher, un tipo un po’ bizzarro (e con un linguaggio fantastico. Ma di questo parlerò più avanti). I due suonano insieme da sempre, con l’idea di formare una band.

Questo diventa possibile quando incontrano Pearl, una ragazza ricca, determinata, stravagante e con un immenso talento musicale (non solo nel senso che suona praticamente di tutto).

Lei decide di coinvolgere nella band anche la sua migliore amica, Minerva, infettata dal vampirismo, ma in pratica quasi tornata alla normalità grazie alle cure di una sorta di guaritrice. In ogni caso, avevo già nominato Minerva parlando delle ragazze “pazze è sexy” che Westerfeld inserisce praticamente in ogni suo romanzo. E tra di loro, Minerva è forse la più pazza (ehy, pronto, è un’infetta!). È abbastanza da brivido.

E poi c’è Alana Ray. Soffre di qualcosa tipo una leggera forma di autismo, ed è sempre molto precisa (nel senso che nei capitoli in cui è lei la voce narrante ci vengono forniti molti particolari)

Infine, il linguaggio. Non mi stancherò mai di ribadire il mio amore per lo stile di Westerfeld, e in questo libro secondo me ha dato il meglio, e lo dimostra il fatto che è fichissimo anche reso in italiano. I dialoghi sono qualcosa di fantastico, e vengono usate espressioni fortissime (che io stessa ho poi cominciato ad usare ogni tanto, facendo spesso la figura della scema, ma non importa). Ecco alcuni esempi:

Moz sarà stato anche laterale, ma si capiva già che era nove tipi di noncontorto.

Pearl mi fissò con uno sguardo all’incirca tagliente. <<Sbello? Dici sempre sbello?>>.

Forse sono scema io, ma mi piace tantissimo questo modo di parlare. Perciò, sul serio, per un periodo ho iniziato a dire “Sbello”, “Sfico” e cose del genere. Sì, lo so, sono senza speranza.

Vabbè, e con questo vi lascio.

Anzi, no, un’ultima piccola cosa: le copertine italiane spaccano di brutto, invece quelle originali non sono niente di che (tranne quelle che trovate in questo intervento, della edizione paperback della Razorbill, che sono molto carine). Comunque, questo mi rende inspiegabilmente orgogliosa. L’editoria italiana ogni tanto ne fa una giusta!