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The Risen Empire – Scott Westerfeld

Ott
12

Ed eccomi di nuovo qua, ladies and gentlemen!

Cacchio, è un sacco che non scrivo. Chiedo umilmente perdono; settembre è periodo di esami, e ne ho dati due abbastanza tosti (che ho passato alla grande. Che geniaccio che sono)

E comunque, l’importante è che ora sono qui, in procinto di parlarvi di un libro del nostro adorati signor Westerfeld!

Ma prima, un paio di comunicazioni di servizio. *musichetta da comunicazioni di servizio*

Prima cosa: penso di aver deciso di non pubblicare qua quel racconto breve. Il fatto è che mi sono resa conto che fa piuttosto schifo. Perciò per ora siete salvi.

Seconda cosa: in preda a chissà che raptus di follia, mi sono iscritta a NaNoWriMo (National Novel Writing Month). Di cosa si tratta? Be’, è una sfida: scrivere un romanzo di 50’000 parole (circa 175 pagine) in un mese (novembre) Praticamente è una follia, ma sembra divertente. (A proposito, ecco il link, in caso vi vogliate iscrivere anche voi.) Che cosa ho in mente di scrivere? Beh… lo saprete poi. Per ora sono dell’idea di buttarmi sullo steampunk (ovvio), ma è un po’ complicato, perciò sono ancora in tempo a cambiare idea. Vi terrò aggiornati.

Terzo annuncio: è scaduta la regola dell’articolo una domenica sì e una no. D’ora in poi anarchia blogghistica: aspettatevi l’inaspettato. Pubblicherò quando mi andrà di pubblicare.

Ed ora, arriviamo al motivo per cui siamo qua. Iniziamo con la trama! (tradotta da me dal retro dell’edizione inglese)

L’imperatore non morto ha governato gli Ottanta Mondi per 16 secoli. Suo è il potere di dare immortalità a coloro stima degni, creando una classe elitaria conosciuta come i “Risen” (Risorti). Insieme alla sorella, l’eternamente giovane Imperatrice Bambina, il suo potere all’interno dell’Impero è stato assoluto. Fino ad ora.

I grandi nemici dell’impero, i Rix, tengono l’Imperatrice Bambina in ostaggio. Incaricato del suo salvataggio è il Capitano Laurent Zai. Ma quando la polita imperiale è coinvolta, la posta in gioco è incredibilmente alta, e Zai potrebbe scoprire che i Rix sono l’ultimo dei suoi problemi. Sul mondo-patria, l’amante di Zai, la Senatrice Nara Oxam, appena stabilitasi al Concilio di Guerra dell’Imperatore, deve perseguire la guerra contri i Rix tenendo sotto controllo, allo stesso tempo, gli impulsi inumani dei consiglieri risorti. She dovesse fallire a uno dei due compiti, sarabbero in milioni a morire.

E al centro di tutto sta la grande menzogna dell’Imperatore: una rivelazione così devastante da renderlo disposto a sancire la morte di un intero mondo pur di tenerla segreta…

Questo libro… beh, in realtà, questi due libri (The Risen Empire e The Killing of Worlds) sono stati pubblicati nel 2003 come Succession series. In Italia sono stati pubblicati da Urania (come Risen! e Risen -Lo sterminio dei mondi) non ho capito bene quando, ma suppongo prima del 2005, dato che in quell’anno i due libri sono stati fusi insieme (se non ho capito male, con alcune modifiche) in quello che è diventato il libro unitario di cui vi parlo oggi: un bel tomo da 700 pagine.

Ora, non vi dirò balle: è un libro complicato. E con questo non intendo brutto, ma intendo che, stando a Wikipedia, è classificato come hard science-fiction, ovvero (fonte Wikipedia, ovviamente):

La fantascienza hard (dall’inglese hard science fiction), detta anche fantascienza tecnologica,è una categoria della fantascienza caratterizzata dall’enfasi per il dettaglio scientifico o tecnico, o per l’accuratezza scientifica, o da entrambi.

Insomma, una bella roba pesa. Dettagli tecnici, fisica, cose che non avrei capito neanche se l’avessi letto in italiano con delle belle figure a portata di bambino… Sì, lo so, non ci faccio una bella figura. Ma ognuno ha i suoi limiti, no? Non per niente io studio lingue: la scienza è lontana anni luce. Non che non mi piaccia; semplicemente, sono cose che fanno chiudere il mio cervello a riccio, lo fanno andare in black-out.

Inoltre, spesso si ha l’impressione di essere lasciati indietro. Come se mancassero alcune pagine, mi spiego? (Oltretutto, credo che nel mio caso, non si tratti di una metafora: ho la strana sensazione che dalla mia copia manchino le 22 pagine iniziali. Prove a favore della mia tesi? Manca la pagina con il copyright, e la pagina di inizio della prima parte. Insomma, il libro è divio in 7 parti, ciascuna con un titolo e con una citazione dell’Anonimo 167, che sarebbe una specie di grande saggio che parla di guerra. Ecco, questa bella pagina manca nella prima parte.) Questo succede all’inizio; la sensazione sparisce del tutto verso la terza parte (circa pagina 180)

Comunque, una volta entrati nell’ottica della storia, si entra davvero. Ci si appassiona al racconto, ci si affeziona ai personaggi, si vuole sapere che accadrà. Il Capitano Zai riuscirà a non morire e a ritornare da Nara? Perchè, veramente, Zai è lì lì per morire un sacco di volte!

Tutto è innescato quando rifiuta di suicidarsi dopo il fallimento dell’operazione di salvataggio dell’Imperatrice Bambina (no, non è spoiler: succede all’inizio, ed è ciò che muove un po’ tutta la vicenda) Questo rifiuto dell’harakiri – pratica molto usata tra i guerrieri dell’Impero, specie quelli che vengono da un mondo molto conservatore, all’antica, come quello dove Zai è nato – è visto come un’estrema vergogna dall’Imperatore, che quindi decide di mandare il Capitano e la sua nave in una missione suicida. E nel frattempo, come se non bastasse, alcuni dei membri dell’equipaggio decidono di ordire un complotto contro il Capitano che, a causa della sua determinazione a vivere, li sta portando tutti a morire.

Un ruolo chiave in questo complotto lo ha Katherie Hobbes, vice comandante della nave, nonchè mio personaggio preferito. Come avrebbe potuto non piacermi? I personaggi femminili di zio Scott sono grandiosi. Nel caso di Hobbes, è riuscito a creare un personaggio che riesce ad essere allo stesso tempo una donna, con una cotta per il proprio capitano, ma senza smettere di essere cazzutissima. Non è mai sdolcinata, non è mai stupida. Insomma, grandiosa.

Anche Nara è forte, anche se in modo diverso. Conosciuta come Senatrice Pazza, a causa della sua empatia, che in realtà sarebbe più che altro telepatia (un effetto collaterale dell’installazione del Simbiante, che dota di una seconda vista, di un secondo udito… Insomma, nell’universo di The Risen Empire, si è umani e computer allo stesso tempo. Comodo), contraria all’importanza politica dei Risorti, perchè come può progredire un impero guidato da gente morta?

Anche la struttura del romanzo è piuttosto particolare, anche se tipica di Westerfeld: ogni capitolo è narrato dal punto di vista di un personaggio diverso, anche se non in prima persona. Diciamo che è sullo stile di Leviathan, con la differenza che i punti di vista non sono solo due, ma… boh, tantissimi. C’è il Capitano, Nara, Hobbes, il pilota della nave, un commando Rix, il suo ostaggio… In tutto direi come minimo una trentina di personaggi (anche se alcuni “parlano” solo una o due volte) Ma non è così confusionario come sembra: il nome (beh, non il nome: il ruolo) del personaggio è indicato all’inizio di ogni capitolo.

Insomma, un paradiso per chi, come me, adora avere a disposizione tanti personaggi e tanti punti di vista diversi.

Come concludere…

Ah, sì, con una brutta notizia: non ho idea se The Risen Empire sia reperibile in italiano. Su IBS non c’è, perciò non ho molte speranze. Essendo uscito, presumibilmente, tra il 2003 e il 2005, essendo stato pubblicato in una collana “minore” (della Mondadori), e non appartenendo ad un genere “di ampio consumo”, tempo che possa già essere assolutamente fuori catalogo. Però con l’Urania non si piò mai sapere: sono libri che si trovano facilmente in bancarelle e in edicola, e penso che si possano anche ordinare gli arretrati. Almeno tecnicamente.

Ma, in ogni caso, consiglio di provare a leggerlo in originale. Ok, è difficile, ma, come ho già detto, c’è una grossa differenza tra la prima edizione (quella arrivata in Italia, con due libri) e quella definitiva. E poi, volete mettere la soddisfazione? Tipo: “Eh, sai, ho letto questo libro tostissimo. In lingua originale. Sì, lo so che sono fighissimo. No, non firmo autografi.”

(E poi, la copertina italiana fa paura)

Warehouse 13

Feb
9

Eccomi qua, in ritardissimo. Ultimamente sono molto con la testa tra le nuvole, e mi sono completamente scordata di scrivere sul mio blog. Colpa di una combinazione di 2 esami in 2 settimane e della scoperta di Doctor Who, con consguente dipendenza totale. Cacchio, quello è il telefilm più bello del mondo!!!

Però non è di Doctor Who che vi parlerò oggi, ma di un’altra delle mie serie preferite in assoluto, una serie praticamente sconosciuta in Italia.

Lo so, lo so: sarebbe meglio parlare di libri. Ma ho già spiegato la situazione: mi trovo a corto di idee. Cioè, in realtà ho nelle bozze l’inizio di un articolo su un libro, ma devo trovare il tono giusto per parlarne. Vabbè, storia lunga. Inoltre, avrei anche in mente un articolo un pochiiino più complicato, che mi è venuto in mente grazie a tutta quella discussione che si sta svolgendo sotto all’articolo riguardo a Leviathan (abbiamo superato i 40 commenti!!! Vale a dire più del doppio di tutti i commenti in tutti gli altri articoli!), ma per quello saranno necessarie un po’ di ricerche, e quindi un po’ di tempo. Spero di farcela per la prossima volta, ma non prometto niente.

In ogni caso, state tranquilli: non mi metterei a parlare di una serie tv qualunque. Questa è una figata totale, I swear.

Si tratta di una serie fantasy/fantascientifica (a volte questo confine è parecchio sottile, e questa ne è una chiara dimostrazione), prodotta da SyFy, in cui si parla, appunto, di questo Magazzino 13, in cui vengono raccolti quelli che vengono chiamati “artefatti”, ovvero particolari oggetti dotati di certe qualità. Ad esempio? Be’, se vogliamo mantenerci sul letterario, ci sono la penna e il taccuino di Edgar Allan Poe, in grado di far vivere alla gente “esperienze alla Poe”, per così dire (ad esempio essere murati vivi, trovarsi legati sotto una lama oscillante… Niente di molto piacevole, direi) Oppure il Folio perduto di Shakespeare, che uccide la gente come i personaggi delle sue tragedie (coltellate, morso di serpente,…)

Oddio, di sicuro non ho scelto gli artefatti più allegri. Così sembra una serie drammatica e anche un po’ horror (intendiamoci: il dramma c’è, e anche un po’ di horror, anche se parecchio blando), ma in realtà è una serie molto, molto divertente. Ci sono artefatti simpatici, e anche un tantino demenziali (ad esempio la spazzola di Marilyn Monroe, che rende bionde platino)

In ogni caso, la maggior parte di questi artefatti sono considerati pericolosi, e per questo vengono fregati, impacchettati ed etichettati da più di 2000 anni (se non sbaglio il Magazzino 1 era stato fondato per ordine di Alessandro Magno), per poi essere riposti sugli scaffali del Magazzino che, come il TARDIS di Doctor Who, non solo è più grande di quanto possa sembrare, ma è anche, in un certo senso, un’entità vivente.

I protagonisti della serie sono:

Peter Lattimer (Eddie McClintock), ex agente dei servizi segreti, trasferito al Magazzino dopo aver salvato il presidente degli USA dalla minaccia di un artefatto. Buffissimo, un eterno bambinone. Insieme a Claudia (ne parlerò dopo), è quello che si gode di più il proprio incarico, e spesso si diverte ad usare gli artifatti (anche se non si dovrebbe) Ha delle “vibrazioni”, una sorta di sesto senso, che spesso lo aiutano a risolvere i casi.

La partner di Peter nelle indagini è Myka Bering (Joanne Kelly). Si tratta della classica coppia di poliziotti completamente agli antipodi: Myka è molto più rigida, razionale, professionale e prudente (all’inizio sembra anche stronza, ma cambia atteggiamento molto presto) Anche lei era agente dei servizi segreti, ed è stata trasferita insieme a Peter sempre per il solito motivo, con la differenza che lei all’inizio non voleva assolutamente rimanere al Magazzino (e anche in seguito sarà quella ad avere più spesso dei ripensamenti)

Il loro capo è Arthur Nielsen (Saul Rubinek), brontolone, un po’ rompipalle, ma simpatico (e con delle strane sopracciglia) Di lui si sa poco o niente per la prima metà della prima stagione, poi si comincia a scoprire sempre di più (ad esempio, si viene a sapere che era una spia sovietica prima di essere reclutato come agente del Magazzino) Prende molto sul serio il suo lavoro e gli artefatti, ed è assolutamente un tecnofobo (non si stanca mai di ribadire il suo odio nei confronti dei computer), e viene spesso preso in giro per le sue idee “antiche”, specialmente da Claudia.

Claudia Donovan (Allison Scagliotti) è la più giovane tra gli agenti del Magazzino (alla sua prima comparsa ha circa 19 anni) Orfana, ha vissuto per i primi anni della sua vita insieme al fratello Joshua, e, in seguito alla sparizione di questi (a causa di un artefatto), ha anche passato del tempo in una clinica psichiatrica. Claudia è un genio del computer, e ha un gran talento per la tecnologia in generale, tanto che è riuscita a creare degli artefatti e a modificarne alcuni. È sveglia, spiritosa, ribelle, e crea un sacco di casini (tipo rimanere calamitata a una trave del soffitto del Magazzino per cambiare una lampadina, rischiado di far crollare tutto quanto)

E poi, anche se non è un personaggio regolare e non appare prima della seconda stagione, c’è HG Wells (Jaime Murray). Genio scientifico, scrittore… e donna. E già, in Warehouse 13 HG è una donna, che ha usato l’immagine del fratello per poter scrivere e inventare senza essere fermata dalle convenzioni della sua epoca. Come personaggio è molto ambiguo: è buona? È malvagia? Le “alte sfere” del Magazzino la ritengono estremamente pericolosa, e l’unica che sembra credere veramente in lei è Myka, con la quale ha un rapporto un po’… complicato, e non dico altro.

Devo ammettere una cosa: ogni tanto gli effetti speciali lasciano un po’ a desiderare, ma secondo me non è poi tanto male come cosa. Insomma, non sono fatti benissimo, ma neanche da schifo. È un po’ una cosa tipo: non ci prendiamo troppo sul serio. E comunque, compensano ampiamente con la comicità dei dialoghi. Vi assicuro che sono spassosissimi, specie quando parlano Claudia e/o Pete.

E, come ultima cosa, aggiungo quello che dico di solito per i libri: non guardatelo in italiano!!! Cioè, questa volta è proprio un ordine. Ci sono serie che vengono doppiate bene (NB: parlo del doppiaggio più che dell’adattamento, che, comunque, è tutt’altro che eccezionale), ovvero quelle che finiscono su canali più “importanti”, o per le quali ci si aspetta un pubblico molto ampio. Ecco, diciamo che, evidentemente, per Warehouse 13 non avevano grandi speranze, e il doppiaggio è piuttosto penoso. Perciò, ripeto: guardatelo sottotitolato! (Anche perchè i sottotitoli sono fatti molto bene)

Ok, con questo chiudo. Spero di riuscire a scrivere quell’articolo di cui parlavo la prossima volta.

Brutti – Scott Westerfeld

Ago
13

Sì, avevo detto che avrei parlato di tutt’altro nel mio “prossimo intervento”. Ma, pensate un po’, ancora una volta non ho intenzione di rispettare i miei piani. Perciò finisco per la terza volta col parlare di libri. Un po’ come dal vivo: non sono una che parla molto, ma se mi permettete di entrare nell’argomento lettura…

Perciò, avevo in mente di parlare di questo libro stupendo, Brutti, del mio amato Scott Westerfeld (mio scrittore preferito, autore di libri come Vampirus e Apocalipse Vampirus, i Diari della Mezzanotte, So Yesterday e Leviathan. Magari parlerò di alcuni di questi prossimamente…).

Tanto per cominciare, in realtà Brutti non è un libro a sè stante, ma il primo di una trilogia (il secondo si chiama Perfetti, il terzo, ancora inedito in Italia, si chiama Speciali. Ma ritorneremo sul problema più avanti, visto che ne vale la pena)

Ecco a voi la trama:

Tally è una ragazza normale. Ma essere normali, nel suo mondo, equivale a essere brutti. Brutti solo fino a sedici anni, fino a quando non si è sottoposti per legge a un’operazione di chirurgia estetica che rende bellissimi e uguali a tutti gli altri “perfetti”. Ecco perché Tally non vede l’ora di compiere sedici anni. Ma poco prima del giorno fatidico incontra Shay, che le fa scoprire il brivido dell’imprevisto e il fascino dell’imperfezione e la mette al corrente di un’inquietante versione dei fatti. Tally adesso non vede l’ora di conoscere la verità. E sarà più difficile e pericoloso di un’operazione…

Tanto per cominciare, è un libro molto intelligente. Westerfeld è uno scrittore molto intelligente. Poi, vabbè, io amo le utopie/distopie, quindi non potevo non apprezzare.

E, ultimo, ma non meno importante, io trovo che la perfezione sia altamente sopravvalutata. Insomma, dai, che noia! Pensate se fossimo tutti uguali. Ok, ugualmente belli, però… Nel libro la situazione è questa: tutti perfetti, ma tutti nella norma. La stravaganza è, sostanzialmente, vietata. Non si esce fuori dagli schemi. Un canone piuttosto piatto, insomma.

Però è un prezzo che tutti (o quasi…) sono disposti a pagare. Anche perchè anche il mondo è diventato più bello. Niente inquinamento, niente fame, nessuna preoccupazione.

Non per i Brutti, ovvio. Ai Brutti viene ripetuto continuamente quanto sono sbagliati. Viene insegnato loro in Biologia, e nella vita reale, anche con sistemi un po’ da bulli, per così dire, attraverso soprannomi non proprio simpatici, e cose del genere. Viene insegnato loro a disprezzarsi, a desiserare con tutto il proprio essere l’Operazione. Non sottoporsi ad essa è illegale, non volerla subire è infantile. Ma, in fondo, chi non vorrebbe diventare Perfetto? Trasferirsi sull’Isola, vivere in dormitori con nomi come Casa Garbo, Casa Valentino, divertirsi in quella che è una festa non-stop.

C’era un certo tipo di bellezza, di perfezione, cui tutti erano sensibili. Occhi grandi e labbra piene; pelle liscia e luminosa; lineamenti simmetrici; e mille altri piccoli indizi. Da qualche parte in fondo alla mente, tutti continuavano a cercare quelle caratteristiche. Nessuno poteva fare a meno di vederle, qualunque fosse il tipo di educazione ricevuta. Era tutto frutto di un milione di anni di evoluzione.
Labbra e occhi dicevano: Sono giovane  e vulnerabile. Non posso farti del male, e tu vuoi proteggermi. E il resto diceva: Sono sano, non ti farò ammalare. E comunque la pensassi riguardo ai perfetti, una parte di te reagiva dicendo:
Se avessimo figli, anche loro sarebbero sani. Voglio questa persona perfetta…
Biologia, la chiamavano a scuola. Quando vedevi una faccia così, non potevi fare a meno di reagire in un certo modo… non più di quanto potevi impedire al tuo cuore di battere.

Ma è davvero tutto così perfetto? La risposta, ovviamente, è no, ma non aggiungo altro per non cadere in spoiler.

Un’altra cosa che amo di Westerfeld? Il linguaggio che usa. Lo trovo divertente e innovativo. Usa parole veramente strane, e ogni tanto per capire bene i dialoghi ci vuole anche un po’ di fantasia (Io al momento sto leggendo Leviathan in inglese, e ci sono certe espressioni che… cioè, sono fantastiche, mi fanno morire dal ridere, ma non ho idea di come abbiano fatto a tradurle in italiano…)

Ma verso l’inizio parlavo del resto della serie, e ho detto che c’è qualcosa di interessante da dire. Be’, eccovi serviti: è una bella porcata fatta dalla Mondadori, casa editrice che si è occupata della serie. Ma cosa hanno fatto, insomma? Mi spiego: ho già detto che per ora hanno pubblicato solo i primi due libri (i primi due senza troppo ritardo, considerando che sono stati pubblicati entrambi nel 2005, e da noi sono arrivati, rispettivamente, nel 2006 e nel 2007), ma non si sono preoccupati del terzo, pubblicato nel 2006. Questo fino ad ora. Infatti, Speciali verrà pubblicato, presumibilmente, nei prossimi mesi. Già, che bellezza. Ma c’è una fregatura: sarà pubblicato in un volume unico insieme a Brutti e Perfetti. Ok, ottimo per chi non ne ha mai neanche sentito parlare, ma per noi sfigati che abbiamo già comprato i primi due? Ve lo dico io: una bella inculata! Anche perchè sono libri da 13€ l’uno, e la trilogia completa dovrebbe costare 22€. Un totale di 48€ per cinque libri che in realtà sono tre. Ah, cosa non si fa pur di guadagnare, eh?

E credo di sapere cosa può averli convinti a pubblicare anche Speciali… Potete immaginarlo? Dai, non ci vuole un grande sforzo di fantasia: uscirà il film. Già, proprio così; il film di un libro praticamente impossibile da rendere con un film (Secondo le stesse parole di Westerfeld:

The same problem obtains with Uglies. In text, I can make you and your friend both think pretty Zane is wicked hot, even though you both have totally different tastes in lanky emo dudes. The power of the word!

On the other hand, when the movie is made, if you think the main actors cast as pretties are totally not pretty, or were way hotter back when they were “ugly,” it sort of messes up the reality of the story. (This is why I’m working with a facial visual effects company as a financial backer, so they will have a real-world motivation to get that stuff as right as possible, and we can do computery tricks with people faces.)

(Citazione presa dal suo fantastico blog: westerblog) Se volete saperlo, c’è anche di peggio: stando a Wikipedia, il produttore è lo stesso di Eragon… E penso sia difficile dimenticare lo schifo fatto con quel film… Se ancora pensate che varrà la pena di vederlo, dovrebbe uscire a novembre 2012… Speriamo che nel frattempo ci ripensino, come è successo con Cercando Alaska.

Ok, e con questo vi lascio.