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Goliath: il Capitolo Bonus (e SPOILERS!!!!)

Dec
7

Ed eccoooomi! Dopo tanto duro lavoro sono qua per presentarvi il Capitolo Bonus di Goliath. Mi dispiace per averci messo tanto (quasi una settimana di ritardo! Cacchio!), ma dovete considerare un fatto: barriere linguistiche. In pratica, è saltato fuori che c’è una parola (anzi, una combinazione di tre parole) che non c’è modo di tradurre. Ho chiesto aiuto ad un sacco di gente (una mia cugina australiana, due mie professoresse di inglese dell’università, gente a caso su internet… Sul serio, ho anche considerato di chiedere aiuto a Westerfeld in persona!), ma non sono riuscita a ricavare nulla di utile per la traduzione, così alla fine ho deciso di andare alla cieca (anche se continuerò ad indagare per risolvere quel pasticcio). Perciò, se nelle primissime righe troverete qualcosa che non vi torna, be’, mi dispiace tantissimo. Però non è colpa mia, ho fatto del mio meglio!

Ma ora, prima di mettermi qua con questo bonus, che è il mio regalo di Natale (molto, molto in anticipo) per voi, miei fedeli lettori, vi voglio fare presente che contiene SPOILER. Capito? SPOILER. SPOILER. SPOILER.

S

P

O

I

L

E

R

Ecco, può bastare. Il fatto è che non voglio che poi qualcuno si lamenti. Io vi ho avvertiti.

Ah, e vi ricordo che qua sotto ci potremo dare dentro con commenti spoilerosi su tutta la trilogia. YEAH! Aspettavo questo momento! Read more »

Pre-spoiler, ovvero…

Nov
29

Una-delle-cose-più-belle-mai-successe.

Dunque chicos, in uno dei commenti sotto al mio scorso intervento ad un certo punto ho nominato una e-mail che stavo aspettando. Oggi sono qui a dirvi che questa e-mail è arrivata esattamente una settimana fa. E indovinate di chi era questa e-mail!?

Be’, visto il contesto, non credo che indovinare sarà tanto difficile (anche se è comunque incredibile)

Insomma, il mittente era…

SCOTT WESTERFELD!!!

Sì, lo so, lo so. Quando ho visto quel piccolo avviso di posta elettronica (tre parole – Scott Westerfeld Re: – a destra nella barretta in fondo al tablet) mi è venuto un colpo, e quando poi ho letto l’e-mail ho rischiato di mettermi a piangere come una tredicenne in crisi ormonale ad un concerto di Justin Bieber.

Giuro, mi pento di non aver fatto un video della mia reazione. Sarebbe diventato un tormentone di YouTube.

Vi starete chiedendo: “Ma come mai ti ha scritto?” La risposta è semplicissima, in pratica ve l’ho già detto quasi tre mesi fa: gli ho chiesto il permesso di tradurre e pubblicare qua il capitolo bonus di Goliath che aveva messo sul suo blog.

Ed ecco, in versione integrale, la sua risposta:

Ilaria-
That’s a great idea. I’d be honored if you would translate the bonus chapter into Italian.
I’m not sure about why both the Italian versions of the Uglies and Leviathan series wound up being finished with collected editions, except that it must have been due to low sales. I seem to do great in France and Spain, but in Italy haven’t sold as well. Why is always a mystery to me. But at least they have a way of finishing the series for the fans like you.
Anyway, thanks again, and let me know when you post the translation. I hereby give you permission to post the added illustration as well.
All best!

-scott

Lasciatemi un minutino per svenire (ne ho bisogno ogni volta che leggo quelle poche, splendide righe) Non so, ma mi sembra una delle cose più belle che mi siano mai successe. Diciamo che è al livello Disneyland. (E poi, notate quanta confidenza c’è già tra noi. Siamo praticamente migliori amici XD )

Ah, la parte in cui parla delle edizione italiane dei suoi libri è lì perchè gli ho chiesto cosa pensava della porcata che ha fatto la Mondadori, e anche del fatto che un destino simile è toccato anche a Leviathan. Non è demotivante che non venda bene in Italia? Cioè, vabbè che ci siamo noi che compensiamo, però…

Comunque, ora che ho ricevuto il permesso, preparatevi: la traduzione del capitolo arriverà questo week-end. Domenica, penso. E quell’intervento sarà il nostro pretesto per iniziare a parlare di spoiler!

A prestissimo!

Ragazziragazziragazzi!

Nov
14

Ragazziragazziragazziragazzi!!! Sto morendo! Cioè, in realtà sono già più calma rispetto a circa un’ora e mezza fa, quando, entrata in libreria solo per fare un giretto, ho fatto una scoperta sensazionale. Vorrei poter dire che non ho urlato nè fatto scenate, ma mentirei.

Il fatto è che… quelli dell’Einaudi hanno mantenuto la promessa!

Anzi, di più: hanno pubblicato la trilogia di Leviathan per intero! Con la bellissima copertina dell’edizione americana di Goliath! A 28€ (che è tantino, ma se si considera che Leviathan da solo costava 20, a me sembra un affare)

Sì, sì, lo so: hanno pubblicato il primo, e poi la trilogia intera? Merdacce.

Però poteva andare peggio: potevano fare come la Mondadori con Brutti.

In ogni caso, correte a comprare questo bel tomone. Correte! (Oppure correte a inserirlo nella lista dei regali di Natale. Come preferite. Ma abbiatelo! Dai, che così scleriamo tutti insieme!)

Io avrei una mezza intenzione di comprarmelo… Bah, non lo so. Ha delle pagine così belle… Ed è così bello…  (Anche se mi hanno tradotto male la dedica di Goliath… No, non si fa)

E niente, vi volevo dire questo.

Anzi, no, aggiungo una cosa: temo che per questo mese non vi possiate aspettare altri articoli. Sono molto impegnata col NaNoWriMo, che si è rivelato molto più stressante del previsto. Fate conto che sono indietro di più di 2000 parole sulla tabella di marcia (dovrei essere arrivata ieri a 21000, ma sono ancora a 19000. Argh!) Perciò, insomma, mi dispiace, ma novembre sarà un mese silenzioso qua sul mio blog.

Ora finisco davvero. Urlando per la notiziona che vi ho portato.

Fangirlezzerò un po’.

E farò anche un bel balletto.

The Risen Empire – Scott Westerfeld

Oct
12

Ed eccomi di nuovo qua, ladies and gentlemen!

Cacchio, è un sacco che non scrivo. Chiedo umilmente perdono; settembre è periodo di esami, e ne ho dati due abbastanza tosti (che ho passato alla grande. Che geniaccio che sono)

E comunque, l’importante è che ora sono qui, in procinto di parlarvi di un libro del nostro adorati signor Westerfeld!

Ma prima, un paio di comunicazioni di servizio. *musichetta da comunicazioni di servizio*

Prima cosa: penso di aver deciso di non pubblicare qua quel racconto breve. Il fatto è che mi sono resa conto che fa piuttosto schifo. Perciò per ora siete salvi.

Seconda cosa: in preda a chissà che raptus di follia, mi sono iscritta a NaNoWriMo (National Novel Writing Month). Di cosa si tratta? Be’, è una sfida: scrivere un romanzo di 50’000 parole (circa 175 pagine) in un mese (novembre) Praticamente è una follia, ma sembra divertente. (A proposito, ecco il link, in caso vi vogliate iscrivere anche voi.) Che cosa ho in mente di scrivere? Beh… lo saprete poi. Per ora sono dell’idea di buttarmi sullo steampunk (ovvio), ma è un po’ complicato, perciò sono ancora in tempo a cambiare idea. Vi terrò aggiornati.

Terzo annuncio: è scaduta la regola dell’articolo una domenica sì e una no. D’ora in poi anarchia blogghistica: aspettatevi l’inaspettato. Pubblicherò quando mi andrà di pubblicare.

Ed ora, arriviamo al motivo per cui siamo qua. Iniziamo con la trama! (tradotta da me dal retro dell’edizione inglese)

L’imperatore non morto ha governato gli Ottanta Mondi per 16 secoli. Suo è il potere di dare immortalità a coloro stima degni, creando una classe elitaria conosciuta come i “Risen” (Risorti). Insieme alla sorella, l’eternamente giovane Imperatrice Bambina, il suo potere all’interno dell’Impero è stato assoluto. Fino ad ora.

I grandi nemici dell’impero, i Rix, tengono l’Imperatrice Bambina in ostaggio. Incaricato del suo salvataggio è il Capitano Laurent Zai. Ma quando la polita imperiale è coinvolta, la posta in gioco è incredibilmente alta, e Zai potrebbe scoprire che i Rix sono l’ultimo dei suoi problemi. Sul mondo-patria, l’amante di Zai, la Senatrice Nara Oxam, appena stabilitasi al Concilio di Guerra dell’Imperatore, deve perseguire la guerra contri i Rix tenendo sotto controllo, allo stesso tempo, gli impulsi inumani dei consiglieri risorti. She dovesse fallire a uno dei due compiti, sarabbero in milioni a morire.

E al centro di tutto sta la grande menzogna dell’Imperatore: una rivelazione così devastante da renderlo disposto a sancire la morte di un intero mondo pur di tenerla segreta…

Questo libro… beh, in realtà, questi due libri (The Risen Empire e The Killing of Worlds) sono stati pubblicati nel 2003 come Succession series. In Italia sono stati pubblicati da Urania (come Risen! e Risen -Lo sterminio dei mondi) non ho capito bene quando, ma suppongo prima del 2005, dato che in quell’anno i due libri sono stati fusi insieme (se non ho capito male, con alcune modifiche) in quello che è diventato il libro unitario di cui vi parlo oggi: un bel tomo da 700 pagine.

Ora, non vi dirò balle: è un libro complicato. E con questo non intendo brutto, ma intendo che, stando a Wikipedia, è classificato come hard science-fiction, ovvero (fonte Wikipedia, ovviamente):

La fantascienza hard (dall’inglese hard science fiction), detta anche fantascienza tecnologica,è una categoria della fantascienza caratterizzata dall’enfasi per il dettaglio scientifico o tecnico, o per l’accuratezza scientifica, o da entrambi.

Insomma, una bella roba pesa. Dettagli tecnici, fisica, cose che non avrei capito neanche se l’avessi letto in italiano con delle belle figure a portata di bambino… Sì, lo so, non ci faccio una bella figura. Ma ognuno ha i suoi limiti, no? Non per niente io studio lingue: la scienza è lontana anni luce. Non che non mi piaccia; semplicemente, sono cose che fanno chiudere il mio cervello a riccio, lo fanno andare in black-out.

Inoltre, spesso si ha l’impressione di essere lasciati indietro. Come se mancassero alcune pagine, mi spiego? (Oltretutto, credo che nel mio caso, non si tratti di una metafora: ho la strana sensazione che dalla mia copia manchino le 22 pagine iniziali. Prove a favore della mia tesi? Manca la pagina con il copyright, e la pagina di inizio della prima parte. Insomma, il libro è divio in 7 parti, ciascuna con un titolo e con una citazione dell’Anonimo 167, che sarebbe una specie di grande saggio che parla di guerra. Ecco, questa bella pagina manca nella prima parte.) Questo succede all’inizio; la sensazione sparisce del tutto verso la terza parte (circa pagina 180)

Comunque, una volta entrati nell’ottica della storia, si entra davvero. Ci si appassiona al racconto, ci si affeziona ai personaggi, si vuole sapere che accadrà. Il Capitano Zai riuscirà a non morire e a ritornare da Nara? Perchè, veramente, Zai è lì lì per morire un sacco di volte!

Tutto è innescato quando rifiuta di suicidarsi dopo il fallimento dell’operazione di salvataggio dell’Imperatrice Bambina (no, non è spoiler: succede all’inizio, ed è ciò che muove un po’ tutta la vicenda) Questo rifiuto dell’harakiri – pratica molto usata tra i guerrieri dell’Impero, specie quelli che vengono da un mondo molto conservatore, all’antica, come quello dove Zai è nato – è visto come un’estrema vergogna dall’Imperatore, che quindi decide di mandare il Capitano e la sua nave in una missione suicida. E nel frattempo, come se non bastasse, alcuni dei membri dell’equipaggio decidono di ordire un complotto contro il Capitano che, a causa della sua determinazione a vivere, li sta portando tutti a morire.

Un ruolo chiave in questo complotto lo ha Katherie Hobbes, vice comandante della nave, nonchè mio personaggio preferito. Come avrebbe potuto non piacermi? I personaggi femminili di zio Scott sono grandiosi. Nel caso di Hobbes, è riuscito a creare un personaggio che riesce ad essere allo stesso tempo una donna, con una cotta per il proprio capitano, ma senza smettere di essere cazzutissima. Non è mai sdolcinata, non è mai stupida. Insomma, grandiosa.

Anche Nara è forte, anche se in modo diverso. Conosciuta come Senatrice Pazza, a causa della sua empatia, che in realtà sarebbe più che altro telepatia (un effetto collaterale dell’installazione del Simbiante, che dota di una seconda vista, di un secondo udito… Insomma, nell’universo di The Risen Empire, si è umani e computer allo stesso tempo. Comodo), contraria all’importanza politica dei Risorti, perchè come può progredire un impero guidato da gente morta?

Anche la struttura del romanzo è piuttosto particolare, anche se tipica di Westerfeld: ogni capitolo è narrato dal punto di vista di un personaggio diverso, anche se non in prima persona. Diciamo che è sullo stile di Leviathan, con la differenza che i punti di vista non sono solo due, ma… boh, tantissimi. C’è il Capitano, Nara, Hobbes, il pilota della nave, un commando Rix, il suo ostaggio… In tutto direi come minimo una trentina di personaggi (anche se alcuni “parlano” solo una o due volte) Ma non è così confusionario come sembra: il nome (beh, non il nome: il ruolo) del personaggio è indicato all’inizio di ogni capitolo.

Insomma, un paradiso per chi, come me, adora avere a disposizione tanti personaggi e tanti punti di vista diversi.

Come concludere…

Ah, sì, con una brutta notizia: non ho idea se The Risen Empire sia reperibile in italiano. Su IBS non c’è, perciò non ho molte speranze. Essendo uscito, presumibilmente, tra il 2003 e il 2005, essendo stato pubblicato in una collana “minore” (della Mondadori), e non appartenendo ad un genere “di ampio consumo”, tempo che possa già essere assolutamente fuori catalogo. Però con l’Urania non si piò mai sapere: sono libri che si trovano facilmente in bancarelle e in edicola, e penso che si possano anche ordinare gli arretrati. Almeno tecnicamente.

Ma, in ogni caso, consiglio di provare a leggerlo in originale. Ok, è difficile, ma, come ho già detto, c’è una grossa differenza tra la prima edizione (quella arrivata in Italia, con due libri) e quella definitiva. E poi, volete mettere la soddisfazione? Tipo: “Eh, sai, ho letto questo libro tostissimo. In lingua originale. Sì, lo so che sono fighissimo. No, non firmo autografi.”

(E poi, la copertina italiana fa paura)

Un anno di Leviathan

Aug
14

Intervento speciale! Yeah!

Un anno fa correvo al computer dopo aver finito di leggere un libro assolutamente straordinario e sentendo il bisogno di parlarne a tutti. Cosa ne è venuto fuori? Il mio intervento con più successo in assoluto, che mi ha anche portato i miei lettori più fedeli. Ok, mi rendo conto di suonare parecchio stupida. Una frase del genere sarebbe più sensata su un blog di grande successo, ma sul mio… boh. Non importa.

Dunque, oggi mi trovo qui, davanti al mio computer, lottando furiosamente con la tastiera alla ricerca delle parole giuste, per celebrare un anno di Leviathan. Perchè, sul serio, se fossi tipo da fuochi d’artificio, in questo momento sarei in giardino ad accendere razzi colorati. Lo so che può suonare strano e anche un po’ ingenuo, ma Leviathan in un certo senso mi ha cambiato la vita. Cioè, non tutta la mia vita, ma una piccola (e per me importante) parte di essa. Tanto per cominciare, mi ha fatto trovare l’ispirazione necessaria per tornare a disegnare (cosa che non facevo seriamente da almeno… be’, in realtà così seriamente non ho mai disegnato in vita mia. Perciò, insomma, da un sacco di tempo), oltre che per scrivere (non che abbia mai smesso di scrivere. Il problema è solo che lo faccio veramente da schifo, quindi avevo perso un po’ di entusiasmo. E se una cosa che fai male smette anche di darti gioia, be’, allora non ci sono ragioni per continuare)

E poi, e qui si scade nello sdolcinato, ma non importa, la trilogia di Leviathan è stata in grado di rendermi veramente felice. Cioè, felice a livello super-mega-fangirl da rinchiudere.

Ok, io adoro leggere. Leggo un sacco, non farei altro dalla mattina alla sera, e ho avuto un casino di libri preferiti. Ma veramente tanti. Però non ci sono molti libri che mi hanno fatto lo stesso effetto che mi ha fatto la serie di Leviathan. Ecco, in realtà ce ne sono solo sette: la saga di Harry Potter. E se dei libri sono in grado di darti, a vent’anni, ciò che altri libri ti hanno dato nel corso della tua infanzia/adolescenza… Insomma, non è poco.

Bene, la sviolinata iniziale è finita. Ah, qua ci vuole una precisazione: questa zona sarà priva di spoiler (anche se, vedendo a come non avete reagito a “perspicacious loris”, che più che uno spoiler era un assaggio di cosa vi aspetta, mi sa che questa mia premura cadrà nel vuoto senza neanche un piccolo tonfo. Vabbè)

Cosa troverete in questo intervento? Principalmente, immagini. Alcune sono le anticipazioni delle illustrazioni di The Manual of Aeronautics, il nuovo libro (che uscirà questo mese) del nostro venerato Scott, in cui verranno svelate alcune particolarità del mondo steampunk di Leviathan.

Benissimo, cominciamo con queste immagini, che vengono direttamente dal westerblog (con tanto di link all’articolo, dove troverete le immagini in grande e le spiegazioni di Westerfeld in persona)

Abbiamo i temibili flechette bats (che, in effetti, sono abbastanza spaventosi) [link  ]

Il ponte di comando del Leviathan [link  ]

Il Stormwalker [link  ]

L’uniforme dei Cingolanti [link  ]

…e quella degli “addetti ai lavori” del Leviathan [link  ]

Infine, pubblicato giusto oggi (che Westerfeld in persona sia a conoscenza dell’importanza storica di questa data? Sicuramente sì! XD ), il ritratto della professoressa di biologia che tutti noi vorremmo: la mia adorata dottoressa Nora Barlow (e Tazza)(e, sì, io adoro la Barlow. Perchè, voi no?) [link]

Concludiamo con alcune copertine della trilogia da diverse parti del mondo!

Cina e Giappone

Leviathan e Behemoth russi (sono follemente innamorata della copertina russa di Leviathan. Deryn spacca da morire! …Non che la versione cinese sia da meno!)

(Cliccando sui link troverete le versioni più grandi delle copertine. L’unica che rimane piccina-picciò è quella giapponese)

VampIRUS e Apocalypse VampIRUS – Scott Westerfeld

Dec
4

Ed eccomi qua, con el señor Westerfeld, come promesso. E questa volta intervento doppio! (Cioè, ok, lo so che parlo spesso di sage e trilogie, ma qua è un discorso diverso, perchè si tratta di due libri che, sì, fanno parte della stessa serie, ma possono essere letti indipendentemente l’uno dall’altro. Questo concetto sarà chiarito più avanti, visto che ora l’ho spiegato da schifo)

Partiamo con VampIRUS (sul quale, però, non mi soffermerò molto. Giusto qualche informazione fondamentale, poi si passa oltre)

Come milioni di giovani studenti, era più interessato a divertirsi che al corso di biologia per il quale si era trasferito a New York dal Texas. Oggi, dopo una notte con Morgan, una ragazza misteriosa e affascinante incontrata in un bar, la biologia è diventata la sua unica via di salvezza. Il rapporto con Morgan gli ha infatti trasmesso un parassita temibile, quello del vampirismo. Per fortuna Cal risulta essere un portatore sano: non si trasforma dunque in un cannibale impazzito, pur conservando un robusto appetito di carne, ma si ritrova dotato di sensi acuiti, forza e velocità sovrumane, anche se con una caratteristica piuttosto frustrante: una costante eccitazione sessuale. Un dramma per il ragazzo, che non può concedersi neppure un bacio se non vuole contagiare altre ragazze innocenti. Assoldato da un’antichissima organizzazione segreta che si occupa di tenere sotto controllo altri vampiri infetti come lui, i pip, ovvero i “parassita-positivi”, Cal ha il compito di rintracciare le sue ex fidanzate, ormai contagiate, e catturarle perché possano essere curate.

Cominciamo con la mia passione: la questione del titolo. Ma questa volta non romperò le palle, perchè capisco e approvo la scelta degli editori. Infatti il titolo originale è Peeps (in italiano “pip”, come potete vedere leggendo la trama) e, diciamocelo, in italiano una cosa del genere sarebbe risultata abbastanza ridicola (su, immaginatevi per un attimo di entrare in una libreria e chiedere “Peeps”, o “Pip”. Non suona tanto bene, non trovate? Fossi una commessa, mi metterei a ridere). Inoltre, sono riusciti ad inserire un gioco di parole piuttosto carino (del quale è stato entusiasta anche il nostro amato Scott, almeno stando a ciò che ha scritto sul suo blog): VampIRUS= VIRUS. (Sì, questo mi sa tanto di “Angolo di Capitan Ovvio”. E vabbè dai) Ovviamente, c’è da dire che l’inserimento della parola “vampiro” nel titolo è stata abbastanza una ruffianata in onore della moda vampirica, dal momento che di vampiri tradizionali qua non ce n’è traccia (tranne che per la faccenda dell’aglio. Quella c’è).

“Non sono vampiri tradizionali? E allora che razza di vampiri sono?”

Sono felice che l’abbiate chiesto. I vampiri di Peeps non si inceneriscono alla luce del sole (e non brillano neppure, non preoccupatevi), ma sono solo fotofobici (come i Midnighters, però in modo molto più accentuato. Ah, non avete presente i Midnighters? Vabbè, ne parlerò prossimamente, non preoccupatevi) e sono anche privi di qualsiasi controllo. E poi, c’è la cosa che preferisco in assoluto di questi vampiri: l’anatema che li porta ad odiare tutto ciò che amavano. Non mi sono spiegata abbastanza bene? Ok, allora mettiamola così: se io dovessi essere infettata prenderei tutti i miei libri, a partire da Leviathan, li strapperei e li butterei fuori dalla finestra (oddio, che visione orribile). Inoltre, basterebbe mostrarmi un libro per rendermi una pazza furiosa. Ora è più chiaro? Perfetto.

Una cosa buffa (e raccapricciante) di questo libro sono gli intermezzi. In pratica, ogni non mi ricordo quanto (non ho il libro a portata di mano, perciò non posso verificare) Westerfeld ci “delizia” con una piccola lezione sui parassiti. E purtroppo intendo veri parassiti. Ci sono scritte cose veramente orribili, da incubo. Però come cosa è piuttosto buffa, perchè è perfettamente nello stille di Westerfeld.

Ok, con VampIrus chiuderei qui, anche perchè, a dire il vero, non l’ho trovato così eccezionale. Cioè, è carino, è divertente, ma ho preferito di gran lunga il seguito, Apocalypse VampIRUS (o The Last Days, se preferite i titoli originali. Io in questo caso lo preferisco, ma capisco anche che avrebbe spezzato la continuità tra i due libri, perciò anche questa volta dico: va bene così).

È estate e a New York stanno accadendo strane cose: nubi di vapore nero escono agli idranti, i ratti stanno invadendo la città, la gente sparisce o fugge via, incapace di affrontare anche solo un viaggio in metropolitana. La malattia che trasforma la gente in vampiri sta colpendo l’intera città. In questa atmosfera da fine del mondo, Moz, un teenager newyorkese, aspirante chitarrista, incontra Pearl, un genio musicale che suona vari tipi di strumenti. Uniti dalla stessa passione per la musica decidono di formare una band: Pearl, Moz e il suo amico Zahler reclutano così Minerva e Alana Ray, una ragazza che suona fuori dalla metro usando secchi di vernice vuoti. Il loro primo show avrà luogo dunque in una New York quasi completamente svuotata dei suoi cittadini e popolata da pip: la loro musica richiamerà, loro malgrado, misteriose creature annidate nelle viscere della città…

Dunque, qua abbiamo la stessa ambientazione e le stesse premesse (e ci sono anche gli intermezzi), ma personaggi e storia completamente diversi (in realtà, i protagonisti di VampIRUS faranno una breve apparizione ad un certo punto, ma insomma…), e questo va bene, perchè mi permette di parlare di questo libro senza spoilerare niente (evvai!).

Visto che ho nominato gli intermezzi, cominciamo dicendo due parole su quelli. Tanto per cominciare sono molto meno frequenti rispetto a quelli di Peeps (sono solo sei), e in secondo luogo si parla della peste. Già, lo so: Allegria portami via. Però sempre meglio che leggere di parassiti che ti rendono cieco. Cioè, ugh!

Un’altra cosa interessante è il fatto che i titoli dei capitoli sono nomi di band (che hanno a che fare con il contenuto del capitolo). Ad esempio, capitolo 4: New Order; capitolo 5: Garbage; capitolo 21: The Runaways… eccetera eccetera… E alla fine il nostro Scotty fa una lista di tutte le band, inserendo un paio di informazioni, tipo il genere musicale e l’anno di formazione. È o non è fico? Secondo me lo è tantissimo.

Passiamo a due parole sui personaggi (ah, quasi mi scordavo di dire che ogni capitolo è narrato dal punto di vista di un personaggio diverso. Perciò: racconto in prima persona! Yeah!):

Mozquito (Moz) è un ragazzo con la passione per la musica (e un grandissimo talento per la chitarra, nonostante i pochi mezzi che ha a disposizione), solo che è un pochino un emo rompipalle. Ok, forse sono stata un pochino ingiusta, ma ha dei momenti in cui è un musone antipatico.

Il suo migliore amico è Zalher, un tipo un po’ bizzarro (e con un linguaggio fantastico. Ma di questo parlerò più avanti). I due suonano insieme da sempre, con l’idea di formare una band.

Questo diventa possibile quando incontrano Pearl, una ragazza ricca, determinata, stravagante e con un immenso talento musicale (non solo nel senso che suona praticamente di tutto).

Lei decide di coinvolgere nella band anche la sua migliore amica, Minerva, infettata dal vampirismo, ma in pratica quasi tornata alla normalità grazie alle cure di una sorta di guaritrice. In ogni caso, avevo già nominato Minerva parlando delle ragazze “pazze è sexy” che Westerfeld inserisce praticamente in ogni suo romanzo. E tra di loro, Minerva è forse la più pazza (ehy, pronto, è un’infetta!). È abbastanza da brivido.

E poi c’è Alana Ray. Soffre di qualcosa tipo una leggera forma di autismo, ed è sempre molto precisa (nel senso che nei capitoli in cui è lei la voce narrante ci vengono forniti molti particolari)

Infine, il linguaggio. Non mi stancherò mai di ribadire il mio amore per lo stile di Westerfeld, e in questo libro secondo me ha dato il meglio, e lo dimostra il fatto che è fichissimo anche reso in italiano. I dialoghi sono qualcosa di fantastico, e vengono usate espressioni fortissime (che io stessa ho poi cominciato ad usare ogni tanto, facendo spesso la figura della scema, ma non importa). Ecco alcuni esempi:

Moz sarà stato anche laterale, ma si capiva già che era nove tipi di noncontorto.

Pearl mi fissò con uno sguardo all’incirca tagliente. <<Sbello? Dici sempre sbello?>>.

Forse sono scema io, ma mi piace tantissimo questo modo di parlare. Perciò, sul serio, per un periodo ho iniziato a dire “Sbello”, “Sfico” e cose del genere. Sì, lo so, sono senza speranza.

Vabbè, e con questo vi lascio.

Anzi, no, un’ultima piccola cosa: le copertine italiane spaccano di brutto, invece quelle originali non sono niente di che (tranne quelle che trovate in questo intervento, della edizione paperback della Razorbill, che sono molto carine). Comunque, questo mi rende inspiegabilmente orgogliosa. L’editoria italiana ogni tanto ne fa una giusta!

So Yesterday – Scott Westerfeld

Nov
6

“Ehi, Ilaria, è parecchio che non ci si sentiva!”

Eh, sì, lo so. Sinceramente, mi è passata un po’ la voglia di scrivere il mio blog (potrei ricominciare con il teatrino dell’autocommiserazione, ma ve lo risparmio. No, non c’è bisogno di ringraziarmi) Inoltre, non sapevo di cosa parlare. Ma poi, bam!: illuminazione! Perchè non parlarvi di So Yesterday, del mio adorato Scott Westerfeld?

Devo ammetterlo, non è tra i suoi libri migliori. Però indubbiamente l’idea alla base è estremamente affascinante (e lo stile di Westerfeld è fichissimo, come al solito. Ma ne riparlerò più tardi)

Ma ora arriviamo al sodo: la trama (presa dall’edizione italiana, in cui il titolo è stato cambiato in Fashion Killers. Ugh)

Vi siete mai chiesti chi è stato il primo ad attaccare una grossa catena a un portafogli, o a indossare pantaloni di due taglie più grandi? O chi è stato il primo a infilarsi un cappello da baseball al contrario? Ora lo saprete. Si chiamano gli “Innovatori” e sono il vertice, la cuspide della piramide della moda. Il diciassettenne Hunter Braque è un Cool Hunter. Il suo lavoro? Trovare quanto di più smagliante e fico c’è sul mercato. Il suo modus operandi? Osservare, ma non intervenire mai. Un giorno, tuttavia, qualcosa accade. Hunter e Jen, la ragazza di cui è pazzamente innamorato, trovano il cellulare della boss del ragazzo abbandonato in un edificio: la donna sembra misteriosamente svanita nel nulla. In una folle corsa contro il tempo, i protagonisti si troveranno presto catturati in una ragnatela di intrighi, ma, se la cosa potrà consolarli, sarà una ragnatela di marca…

In pratica, la cosa più intrigante del libro è il fatto che si parla di ciò che è fico. No, anzi, la cosa più fica è che si imparano cose strane, che non tutti sanno (ad esempio, gli spot commerciali hanno un titolo. Oppure: la prima vera detective story è stata scritta da Edgar Allan Poe. O la storia delle cravatte, che invece forse è un pochino più conosciuta, ma è forte lo stesso), e a me i libri che insegnano curiosità oltre a raccontare una bella storia piacciono da morire.

La storia che mi ha colpito di più è quella dell’Episodio 38 dei Pokemon. 16 Dicembre 1997: una combinazione di colori (detta paka-paka. Paka-paka. Dai, tutti insieme: paka-paka! Mi fa pensare alla maschera di Crash Bandicoot. Troppo buffo) provocò un sacco di casi di epilessia tra i bambini che stavano guardando i Pokemon.
Sì, è successo veramente (ho controllato anche su Wikipedia, fonte di ogni sapere, e il punto incriminato dell’episodio si trova anche su YouTube. Se vi sentite di sfidare le sorte, basta cercare “Pokemon episode 38”. Io non ho voluto rischiare, e vi consiglio di fare altrettanto. Non si sa mai)

Per il resto, ci troviamo catapultati nel mondo di Scott Westerfeld, pieno di personaggi geniali, bizzarri e sarcastici (e un po’ nerd) Abbiamo Hunter, fissato con lo stile (più che altro nel senso che sa tutto a riguardo. Possiamo dire che è un secchione del fashion), e che conosce un sacco di cose interessanti (è lui, che è anche la voce narrante, che ci fornisce tutti quegli aneddoti che rendono fico il libro). Poi c’è Jen, che è uno dei personaggi classici di Westerfeld (e fa parte della categoria che lui definisce “delle ragazze pazze e sexy”, come Melissa in Midnighters, Minerva in Apocalypse Vampirus, e Lilit in Behemoth) Ma oltre a loro ci sono altri strani personaggi, che sono all’incirca comparse: Lexa, fissata con la tecnologia; Tina, fissata con il Giappone (tanto da vivere sul fuso orario di Tokyo); e il resto dei Trendsetter (sono tutti piuttosto… particolari)

Ovviamente, non posso che spendere due parole anche per lo stile di Westerfeld, che come al solito conquista per la sua ironia. E ripeto il mio solito consiglio (stavo scrivendo coniglio. E vabbè dai): lui va letto in inglese. Ovvio, non è obbligatorio farlo, e capisco che se non si è molto pratici può essere un problema, ma sono profondamente convinta che il suo modo di scrivere sia difficilissimo da rendere in italiano (per quanto gli sforzi dei traduttori di norma siano tutt’altro che disprezzabili. Oh, a proposito, sono riuscita a trovare Leviathan in italiano. Non l’ho comprato, ma l’ho letto di straforo in una libreria, e devo ammettere che è stato tradotto molto bene, a parte due erroroni di distrazione. Mi è venuta una gran voglia di comprarlo anche nell’edizione italiana, ma 1) costa sempre 20 e passa €; 2) è sempre un’edizione rigida, e quindi occupa più spazio che 3) io non ho nella mia libreria. Perciò, sigh. )

Chiudiamo questo intervento con una chicca che si trova in fondo al libro:

INNOVATORS HALL OF FAME (metto solo le mie preferite. Tutte sono troppe. Tutte sono 12)

  • First person to put ice cream in a cone: Agnes B. Marshall (1888)
  • First person to go over Niagara Falls in a barrel: Annie Edson Taylor (1901)*
  • First crowd to do “the wave”: Mexico City Olympics (1968)
  • First person to use rhe phrase “Future Sarcastic”: Cory Doctorow (2003)**

*Don’t try this at home. Or at Niagara Falls either. (Nota presa dal libro, nel caso ve lo steste chiedendo. Quando l’ho letto ho riso come una scema per mezz’ora. Tipico)

**Questa nota invece è mia, e lo scrivo perchè adoro la storia del Future Sarcastic. Avete presente che il 99% della fantascienza classica racconta che nel ventunesimo secolo avremmo girato tutti con astronavi, jetpack e cose del genere? Ecco, pare che nel 2003 il signor Doctorow abbia esclamato: “Well, it’s the twenty-first century, where the fuck is my jetpack?” (che secondo me è una delle frasi più geniali che siano mai state pronunciate. Mi ci farò fare una maglietta. Ah, e visto che è più professionale citare anche la fonte, ecco qua la pagina di Urban Dictionary)

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Aggiungo una cosa che c’entra molto poco: sono assolutamente depressa per il fatto che (secondo i miei calcoli) dovrò aspettare fino a giugno per leggere Goliath, e la depressione è aumentata dopo che sono stata così furba da leggere i primi 9 capitoli messi on-line da Simon&Schuster. Ho cominciato ad urlare leggendo la dedica (che è uno spoilerone, in un certo senso. Ma d’altra parte, è anche una cosa assolutamente logica. In ogni caso, questa non te la perdono Scott!)

Leviathan – Scott Westerfeld

Aug
14

L’avevo detto che avrei riparlato di lui. Ok, magari non avevo detto che l’avrei fatto così presto, ma tant’è…  Io sono fatta così, che ci vogliamo fare?

In ogni caso, l’ho finito tipo 3/4 ore fa, e l’ho letto molto lentamente, perchè non volevo che finisse. Sul serio, un libro grandioso, di quelli che ti tengono col fiato sospeso dall’inizio alla fine… Ok, procediamo con la trama (tradotta da me e presa direttamente dal retro del libro, che ho comprato in inglese, per vari motivi.)…

I Cingolanti, che ripongono la loro fede nelle macchine, si stanno preparando a combattere contro i Darwinisti, che hanno iniziato a trasformare creature viventi in strumenti. Il principe Aleksandar, il mancato erede del trono Austro-Ungarico, discende da una famiglia di Cingolanti, e viaggia attraverso il Paese a bordo di un Walker (Camminatore nell’edizione italiana), una sorta di carro armato estremamente fortificato su gambe (un mecha, per intendeci). Deryn Sharp, una ragazza travestita da ragazzo, lavora per l’Impero Britannico, parte dell’equipaggio di un dirigibile costituito da creature viventi – la massima macchina volante. Ora, mentre Alek fugge dal suo stesso popolo, e Deryn atterra in territorio nemico, le loro vite stanno per scontrarsi…

Da qualche parte, leggendo delle recensioni, ho letto che può essere considerato un nuovo Harry Potter. La cosa mi ha stupita, perchè io stessa, appena l’ho finito, ho pensato: “Cacchio, questo è anche meglio di Harry Potter!”. Insomma, rendo l’idea? Leviathan è un libro appassionante, divertente, assolutamente geniale (anche meglio di Brutti. Meglio di qualsiasi cosa Westerfeld abbia mai scritto. Poi, non so, magari tra i pochi suoi libri che ancora non ho letto c’è qualcosa di meglio, ma ne dubito seriamente)

Tanto per cominciare, mi sono totalmente innamorata dello Steampunk (per chi non lo conoscesse, da Wikipedia: Lo steampunk è un filone della narrativa fantastica-fantascientifica che introduce una tecnologia anacronistica all’interno di un’ambientazione storica, spesso l’Ottocento e in particolare la Londra vittoriana dei libri di Conan Doyle e H. G. Wells. Le storie steampunk descrivono un mondo anacronistico – a volte una vera e propria ucronia – in cui armi e strumentazioni vengono azionate dalla forza motrice del vapore (steam in inglese) anziché dall’energia elettrica; dove i computer sono completamente analogici, o enormi apparati magnetici sono in grado di modificare l’orbita lunare. Un modo per descrivere l’atmosfera steampunk è riassunto nello slogan “come sarebbe stato il passato se il futuro fosse accaduto prima”. Insomma, avete presente film come La leggenda degli uomini straordinari, Wild Wild West, e cartoni come Atlantis? Ecco, quello. Lo adoro, mi fa impazzire!) e poi, da brava secchiona, mi piace anche la storia. E in Leviathan viene raccontata una storia alternativa (vedi: l’Ucronia nominata nell’estratto da Wikipedia): avete presente quando ho detto che Aleksandar è il mancato erede al trono Austro-Ungarico? Ecco, perchè lui è il figlio di Francesco Ferdinando, quell’arciduca ucciso a Sarajevo nel 1914, evento che accese la miccia della Prima Guerra Mondiale (Eh no? Anche lezioni di storia! Chissà perchè nessuno se lo fila il mio blog…) Comunque, Westerfeld si è preso alcune licenze poetiche: i genitori di Alek non sono uccisi da uno studente serbo, ma sono avvelenati per ordine dei Tedeschi, che volevano a tutti i costi una guerra, e sapevano che l’uccisione di un “pacifista”, per così dire, avrebbe potuto portarli a raggiungere il proprio scopo. Ovviamente, neanche Alek è mai esistito (anche se in effetti è vero che i tre figli dell’arciduca non avrebbero potuto ereditare niente, dal momento che Sophie, la moglie di Francesco Ferdinando, non era nobile. Che merda, eh?)

Dunque, passiamo ai personaggi. Io li venero, specie Deryn/Dylan. Sarà che da piccola ero fissata con Mulan… Insomma, riflettendoci, la loro storia è simile: Deryn Sharp, una ragazza scozzese di quindici anni, vuole entrare a far parte dell’esercito (anzi, per meglio dire, dell’aviazione), ed è insofferente nei confronti di quello che dovrebbe essere il suo ruolo nella società.

Sua madre e le sue zie la stavano aspettando là (in Scozia), certe che questo folle schema non avrebbe funzionato, e pronte a ficcare di nuovo Deryn dentro a gonne e corsetti. Niente più sogni di volo, niente più studio, niente più imprecazioni!

(Traduzione fatta da me) Insomma, Deryn ha tutta la mia simpatia, in quanto femminista ed imprecatrice. In più, è veramente una con le palle. Sul serio, una grande. Ed è anche incredibilmente divertente (e ha un linguaggio molto particolare. A proposito, un dubbio che mi affligge: se tra di voi c’è qualcuno che per caso ha letto Leviathan in italiano, mi potete dire come hanno tradotto la sua tipica espressione “Barking spiders!” perchè, sul serio, non riesco a spiegarmelo!)

Poi, ovviamente, c’è Alek. Anche lui è forte, anche se all’inizio è un po’… come dire…? Un pochino un coglione arrogante. Cioè, più che altro infantile. Ma poi diventa grandioso. Sì, lo ammetto, mi sono presa un po’ una cotta per lui. E allora? Cosa volete farci? Rinchiudetemi! Tanto non sono l’unica… e sì, sto parlando di Deryn. Non è neanche spoiler, perchè, dai, era ovvio! Ma, surprise surprise, lo loro storia è tutt’altro che ovvia. Perchè? Beh, provate un po’ ad immaginarlo: tu sei una ragazza, costretta a travestirsi da ragazzo, che si innamora di un ragazzo che, come se non bastasse, fa anche parte della fazione nemica. Se non è un casino questo… Ma tutti, e dico tutti, vogliono una storia tra loro due (dai, provate a cercare su Google immagini Deryn Alek!) Ed è per questo che potrei impazzire: il pensiero di dover aspettare anche un solo giorno prima di leggere Behemoth, secondo capitolo della saga, mi snerva (e invece dovrò rassegnarmi e darmi una calmata durante i minimo dodici giorni che mi ci vorranno prima che il libro mi arrivi a casa…) Se poi penso che dovrò aspettare mesi per Goliath… no, non ci voglio pensare.

Ma vi posso giurare che non mi interessa solo la loro potenziale storia d’amore (anche se deve, DEVE esserci!): il libro è seriamente appassionate, crea dipendenza. Avete presenti quelli tipo: “Ok, finisco questo capitolo, e poi per oggi basta!” *Fine del capitolo* “Oh! E adesso! No, non posso fermarmi… Devo sapere…”. Ecco, Leviathan è uno di quelli.

Poi, che altro? Insomma, ci sarebbero mille cose da dire…

Beh, l’ottima storia e l’ottima scrittura sono condite dagli ottimi disegni di Keith         Thompson (cavolo, erano secoli che non leggevo un libro illustrato!) Ecco due dei miei disegni preferiti…

Ma, indovinate! C’è anche dell’altro: infatti esiste un trailer a dire poco favoloso di questo libro, eccolo qua!

Book trailer \”Leviathan\”

The question is: Do you oil your war machines? Or do you feed them?

Brutti – Scott Westerfeld

Aug
13

Sì, avevo detto che avrei parlato di tutt’altro nel mio “prossimo intervento”. Ma, pensate un po’, ancora una volta non ho intenzione di rispettare i miei piani. Perciò finisco per la terza volta col parlare di libri. Un po’ come dal vivo: non sono una che parla molto, ma se mi permettete di entrare nell’argomento lettura…

Perciò, avevo in mente di parlare di questo libro stupendo, Brutti, del mio amato Scott Westerfeld (mio scrittore preferito, autore di libri come Vampirus e Apocalipse Vampirus, i Diari della Mezzanotte, So Yesterday e Leviathan. Magari parlerò di alcuni di questi prossimamente…).

Tanto per cominciare, in realtà Brutti non è un libro a sè stante, ma il primo di una trilogia (il secondo si chiama Perfetti, il terzo, ancora inedito in Italia, si chiama Speciali. Ma ritorneremo sul problema più avanti, visto che ne vale la pena)

Ecco a voi la trama:

Tally è una ragazza normale. Ma essere normali, nel suo mondo, equivale a essere brutti. Brutti solo fino a sedici anni, fino a quando non si è sottoposti per legge a un’operazione di chirurgia estetica che rende bellissimi e uguali a tutti gli altri “perfetti”. Ecco perché Tally non vede l’ora di compiere sedici anni. Ma poco prima del giorno fatidico incontra Shay, che le fa scoprire il brivido dell’imprevisto e il fascino dell’imperfezione e la mette al corrente di un’inquietante versione dei fatti. Tally adesso non vede l’ora di conoscere la verità. E sarà più difficile e pericoloso di un’operazione…

Tanto per cominciare, è un libro molto intelligente. Westerfeld è uno scrittore molto intelligente. Poi, vabbè, io amo le utopie/distopie, quindi non potevo non apprezzare.

E, ultimo, ma non meno importante, io trovo che la perfezione sia altamente sopravvalutata. Insomma, dai, che noia! Pensate se fossimo tutti uguali. Ok, ugualmente belli, però… Nel libro la situazione è questa: tutti perfetti, ma tutti nella norma. La stravaganza è, sostanzialmente, vietata. Non si esce fuori dagli schemi. Un canone piuttosto piatto, insomma.

Però è un prezzo che tutti (o quasi…) sono disposti a pagare. Anche perchè anche il mondo è diventato più bello. Niente inquinamento, niente fame, nessuna preoccupazione.

Non per i Brutti, ovvio. Ai Brutti viene ripetuto continuamente quanto sono sbagliati. Viene insegnato loro in Biologia, e nella vita reale, anche con sistemi un po’ da bulli, per così dire, attraverso soprannomi non proprio simpatici, e cose del genere. Viene insegnato loro a disprezzarsi, a desiserare con tutto il proprio essere l’Operazione. Non sottoporsi ad essa è illegale, non volerla subire è infantile. Ma, in fondo, chi non vorrebbe diventare Perfetto? Trasferirsi sull’Isola, vivere in dormitori con nomi come Casa Garbo, Casa Valentino, divertirsi in quella che è una festa non-stop.

C’era un certo tipo di bellezza, di perfezione, cui tutti erano sensibili. Occhi grandi e labbra piene; pelle liscia e luminosa; lineamenti simmetrici; e mille altri piccoli indizi. Da qualche parte in fondo alla mente, tutti continuavano a cercare quelle caratteristiche. Nessuno poteva fare a meno di vederle, qualunque fosse il tipo di educazione ricevuta. Era tutto frutto di un milione di anni di evoluzione.
Labbra e occhi dicevano: Sono giovane  e vulnerabile. Non posso farti del male, e tu vuoi proteggermi. E il resto diceva: Sono sano, non ti farò ammalare. E comunque la pensassi riguardo ai perfetti, una parte di te reagiva dicendo:
Se avessimo figli, anche loro sarebbero sani. Voglio questa persona perfetta…
Biologia, la chiamavano a scuola. Quando vedevi una faccia così, non potevi fare a meno di reagire in un certo modo… non più di quanto potevi impedire al tuo cuore di battere.

Ma è davvero tutto così perfetto? La risposta, ovviamente, è no, ma non aggiungo altro per non cadere in spoiler.

Un’altra cosa che amo di Westerfeld? Il linguaggio che usa. Lo trovo divertente e innovativo. Usa parole veramente strane, e ogni tanto per capire bene i dialoghi ci vuole anche un po’ di fantasia (Io al momento sto leggendo Leviathan in inglese, e ci sono certe espressioni che… cioè, sono fantastiche, mi fanno morire dal ridere, ma non ho idea di come abbiano fatto a tradurle in italiano…)

Ma verso l’inizio parlavo del resto della serie, e ho detto che c’è qualcosa di interessante da dire. Be’, eccovi serviti: è una bella porcata fatta dalla Mondadori, casa editrice che si è occupata della serie. Ma cosa hanno fatto, insomma? Mi spiego: ho già detto che per ora hanno pubblicato solo i primi due libri (i primi due senza troppo ritardo, considerando che sono stati pubblicati entrambi nel 2005, e da noi sono arrivati, rispettivamente, nel 2006 e nel 2007), ma non si sono preoccupati del terzo, pubblicato nel 2006. Questo fino ad ora. Infatti, Speciali verrà pubblicato, presumibilmente, nei prossimi mesi. Già, che bellezza. Ma c’è una fregatura: sarà pubblicato in un volume unico insieme a Brutti e Perfetti. Ok, ottimo per chi non ne ha mai neanche sentito parlare, ma per noi sfigati che abbiamo già comprato i primi due? Ve lo dico io: una bella inculata! Anche perchè sono libri da 13€ l’uno, e la trilogia completa dovrebbe costare 22€. Un totale di 48€ per cinque libri che in realtà sono tre. Ah, cosa non si fa pur di guadagnare, eh?

E credo di sapere cosa può averli convinti a pubblicare anche Speciali… Potete immaginarlo? Dai, non ci vuole un grande sforzo di fantasia: uscirà il film. Già, proprio così; il film di un libro praticamente impossibile da rendere con un film (Secondo le stesse parole di Westerfeld:

The same problem obtains with Uglies. In text, I can make you and your friend both think pretty Zane is wicked hot, even though you both have totally different tastes in lanky emo dudes. The power of the word!

On the other hand, when the movie is made, if you think the main actors cast as pretties are totally not pretty, or were way hotter back when they were “ugly,” it sort of messes up the reality of the story. (This is why I’m working with a facial visual effects company as a financial backer, so they will have a real-world motivation to get that stuff as right as possible, and we can do computery tricks with people faces.)

(Citazione presa dal suo fantastico blog: westerblog) Se volete saperlo, c’è anche di peggio: stando a Wikipedia, il produttore è lo stesso di Eragon… E penso sia difficile dimenticare lo schifo fatto con quel film… Se ancora pensate che varrà la pena di vederlo, dovrebbe uscire a novembre 2012… Speriamo che nel frattempo ci ripensino, come è successo con Cercando Alaska.

Ok, e con questo vi lascio.