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So Yesterday – Scott Westerfeld

Nov
6

“Ehi, Ilaria, è parecchio che non ci si sentiva!”

Eh, sì, lo so. Sinceramente, mi è passata un po’ la voglia di scrivere il mio blog (potrei ricominciare con il teatrino dell’autocommiserazione, ma ve lo risparmio. No, non c’è bisogno di ringraziarmi) Inoltre, non sapevo di cosa parlare. Ma poi, bam!: illuminazione! Perchè non parlarvi di So Yesterday, del mio adorato Scott Westerfeld?

Devo ammetterlo, non è tra i suoi libri migliori. Però indubbiamente l’idea alla base è estremamente affascinante (e lo stile di Westerfeld è fichissimo, come al solito. Ma ne riparlerò più tardi)

Ma ora arriviamo al sodo: la trama (presa dall’edizione italiana, in cui il titolo è stato cambiato in Fashion Killers. Ugh)

Vi siete mai chiesti chi è stato il primo ad attaccare una grossa catena a un portafogli, o a indossare pantaloni di due taglie più grandi? O chi è stato il primo a infilarsi un cappello da baseball al contrario? Ora lo saprete. Si chiamano gli “Innovatori” e sono il vertice, la cuspide della piramide della moda. Il diciassettenne Hunter Braque è un Cool Hunter. Il suo lavoro? Trovare quanto di più smagliante e fico c’è sul mercato. Il suo modus operandi? Osservare, ma non intervenire mai. Un giorno, tuttavia, qualcosa accade. Hunter e Jen, la ragazza di cui è pazzamente innamorato, trovano il cellulare della boss del ragazzo abbandonato in un edificio: la donna sembra misteriosamente svanita nel nulla. In una folle corsa contro il tempo, i protagonisti si troveranno presto catturati in una ragnatela di intrighi, ma, se la cosa potrà consolarli, sarà una ragnatela di marca…

In pratica, la cosa più intrigante del libro è il fatto che si parla di ciò che è fico. No, anzi, la cosa più fica è che si imparano cose strane, che non tutti sanno (ad esempio, gli spot commerciali hanno un titolo. Oppure: la prima vera detective story è stata scritta da Edgar Allan Poe. O la storia delle cravatte, che invece forse è un pochino più conosciuta, ma è forte lo stesso), e a me i libri che insegnano curiosità oltre a raccontare una bella storia piacciono da morire.

La storia che mi ha colpito di più è quella dell’Episodio 38 dei Pokemon. 16 Dicembre 1997: una combinazione di colori (detta paka-paka. Paka-paka. Dai, tutti insieme: paka-paka! Mi fa pensare alla maschera di Crash Bandicoot. Troppo buffo) provocò un sacco di casi di epilessia tra i bambini che stavano guardando i Pokemon.
Sì, è successo veramente (ho controllato anche su Wikipedia, fonte di ogni sapere, e il punto incriminato dell’episodio si trova anche su YouTube. Se vi sentite di sfidare le sorte, basta cercare “Pokemon episode 38”. Io non ho voluto rischiare, e vi consiglio di fare altrettanto. Non si sa mai)

Per il resto, ci troviamo catapultati nel mondo di Scott Westerfeld, pieno di personaggi geniali, bizzarri e sarcastici (e un po’ nerd) Abbiamo Hunter, fissato con lo stile (più che altro nel senso che sa tutto a riguardo. Possiamo dire che è un secchione del fashion), e che conosce un sacco di cose interessanti (è lui, che è anche la voce narrante, che ci fornisce tutti quegli aneddoti che rendono fico il libro). Poi c’è Jen, che è uno dei personaggi classici di Westerfeld (e fa parte della categoria che lui definisce “delle ragazze pazze e sexy”, come Melissa in Midnighters, Minerva in Apocalypse Vampirus, e Lilit in Behemoth) Ma oltre a loro ci sono altri strani personaggi, che sono all’incirca comparse: Lexa, fissata con la tecnologia; Tina, fissata con il Giappone (tanto da vivere sul fuso orario di Tokyo); e il resto dei Trendsetter (sono tutti piuttosto… particolari)

Ovviamente, non posso che spendere due parole anche per lo stile di Westerfeld, che come al solito conquista per la sua ironia. E ripeto il mio solito consiglio (stavo scrivendo coniglio. E vabbè dai): lui va letto in inglese. Ovvio, non è obbligatorio farlo, e capisco che se non si è molto pratici può essere un problema, ma sono profondamente convinta che il suo modo di scrivere sia difficilissimo da rendere in italiano (per quanto gli sforzi dei traduttori di norma siano tutt’altro che disprezzabili. Oh, a proposito, sono riuscita a trovare Leviathan in italiano. Non l’ho comprato, ma l’ho letto di straforo in una libreria, e devo ammettere che è stato tradotto molto bene, a parte due erroroni di distrazione. Mi è venuta una gran voglia di comprarlo anche nell’edizione italiana, ma 1) costa sempre 20 e passa €; 2) è sempre un’edizione rigida, e quindi occupa più spazio che 3) io non ho nella mia libreria. Perciò, sigh. )

Chiudiamo questo intervento con una chicca che si trova in fondo al libro:

INNOVATORS HALL OF FAME (metto solo le mie preferite. Tutte sono troppe. Tutte sono 12)

  • First person to put ice cream in a cone: Agnes B. Marshall (1888)
  • First person to go over Niagara Falls in a barrel: Annie Edson Taylor (1901)*
  • First crowd to do “the wave”: Mexico City Olympics (1968)
  • First person to use rhe phrase “Future Sarcastic”: Cory Doctorow (2003)**

*Don’t try this at home. Or at Niagara Falls either. (Nota presa dal libro, nel caso ve lo steste chiedendo. Quando l’ho letto ho riso come una scema per mezz’ora. Tipico)

**Questa nota invece è mia, e lo scrivo perchè adoro la storia del Future Sarcastic. Avete presente che il 99% della fantascienza classica racconta che nel ventunesimo secolo avremmo girato tutti con astronavi, jetpack e cose del genere? Ecco, pare che nel 2003 il signor Doctorow abbia esclamato: “Well, it’s the twenty-first century, where the fuck is my jetpack?” (che secondo me è una delle frasi più geniali che siano mai state pronunciate. Mi ci farò fare una maglietta. Ah, e visto che è più professionale citare anche la fonte, ecco qua la pagina di Urban Dictionary)

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Aggiungo una cosa che c’entra molto poco: sono assolutamente depressa per il fatto che (secondo i miei calcoli) dovrò aspettare fino a giugno per leggere Goliath, e la depressione è aumentata dopo che sono stata così furba da leggere i primi 9 capitoli messi on-line da Simon&Schuster. Ho cominciato ad urlare leggendo la dedica (che è uno spoilerone, in un certo senso. Ma d’altra parte, è anche una cosa assolutamente logica. In ogni caso, questa non te la perdono Scott!)