Welcome to Night Vale. A Novel – Joseph Fink e Jeffrey Cranor

Gen
23

Eccomi qua, con uno spaventoso ritardo (considerato che l’idea, quando ho ripreso il blog, era di scrivere un intervento ogni 3 settimane, circa. Be’, oooops), a mantenere una sorta di promessa. Okay, magari non proprio una promessa. Però il fatto è questo: nel mio intervento su Welcome to Night Vale avevo accennato all’uscita del romanzo, e avevo anche detto che speravo di poterne parlare presto. E ora, eccomi qui, circa una settimana dopo il mio compleanno (Tanti auguri a me. L’idea di avere 24 anni è terrificante, a proposito. Ormai da me ci si aspetta che cominci a comportarmi da adulta, ma proprio non mi ci vedo. E poi, cosa cacchio vuol dire comportarsi da adulti? Francamente, da quello che ho visto fino ad ora, nulla di divertente. Solo un sacco di tempo passato in banca, o in posti altrettanto noiosi, e la gente comincia a guardarti storto quando da McDonalds ordini un Happy Meal – ehi, non è colpa mia se preferisco le porzioni piccole nelle rare occasioni in cui mangio cose del genere. E poi, sì, ogni tanto le sorprese sono carine, e quindi? Tra un po’ probabilmente cominceranno anche a dirmi che sono troppo grande per videogames, e cosplay e tutte le cose belle della vita. Non che importi veramente. E comunque, sto andando fuori tema qui) a parlare di questo libro (l’ovvio sottinteso è: l’ho ricevuto per il mio compleanno. Mi è bastato buttare lì a mia sorella qualche sottile riferimento, tipo “Ah, quanto mi piacerebbe ricevere il libro di Welcome to Night Vale!” oppure “Sono sicura che nessun regalo mi renderebbe felice quanto il libro di Night Vale.” Questa tecnica è stata efficace)

Dunque, senza ulteriori indugi, ecco a voi la trama!

Welcome to Night Vale - A NovelCome tutti i proprietari di banchi dei pegni di Night Vale, Jackie Fierro rispetta la propria routine. Ma l’ordine della sua vita da perpetua diciannovenne viene incrinato quando un misterioso uomo con la giacca marrone e la valigetta in pelle di cervo le dà un pezzo di carta, con su scritte due parole a matita: KING CITY. Tutto di quell’uomo la sconvolge, in particolare il pezzo di carta del quale non riesce a sbarazzarsi. Eppure, quando Jackie mette la propria vita da parte per cercare l’uomo, nessuno che lo abbia incontrato sembra ricordarsi niente di lui.

Il figlio quindicenne di Diane Crayton, Josh, è lunatico e un mutaforma. Ultimamente, Diane ha cominciato a vedere il padre del ragazzo ovunque vada, e l’uomo sembra non essere cambiato affatto rispetto dal giorno in cui se n’è andato, quando erano adolescenti. Josh sta diventando sempre più curioso riguardo al padre scomparso – e questo non fa che portare ad un disastro che Diane può prevedere, ma non prevenire.

Spinte da due parole – KING CITY – la ricerca di Diane per riconnettersi con il proprio figlio e quella di Jackie per poter tornare alla propria routine si avvicinano sempre di più l’una all’altra, e a quel posto che sembra avere in sé la risposta ai loro misteri… sempre che riescano a trovarlo.

Dunque, che dire? Ovviamente, non avevo alcun dubbio sul fatto che avrei amato il libro – in fondo, è scritto esattamente dalle stesse persone che scrivono il podcast, quindi andavo assolutamente sul sicuro. Allo stesso tempo, il cambiamento dei punti di vista rappresentava una bella incognita. Insomma, fino a questo momento, tutto ciò che abbiamo sentito su Night Vale è stato presentato sotto la prospettiva di Cecil, che, diciamocelo, non dà sempre l’impressione di essere il più affidabile dei narratori. Per non parlare del fatto che il suo atteggiamento alla “tutto è spaventoso, e questo è normale” mi ha sempre portato a farmi delle domande – domande che hanno trovato una risposta grazie al libro.

Ad esempio: gli abitanti di Night Vale si rendono conto di non vivere in un posto normale? La risposta è: sì, anche se non sembra che per loro sia un grosso problema.

(“We live in a weird place.”

“Man, we really do.”

“It’s superweird.”

“The best kind of weird.”)

E: come si sente la gente riguardo a Cecil? Be’, a quanto pare, nonostante si rendano conto che le sue notizie sono terrificanti, lo trovano… rassicurante, in un certo senso.

(“Look, life is stressful. This is true everywhere. But life in Night Vale is more stressful. (…) But when Cecil talked it was possible to let some of that go. To let go of the worries. To let go of the questions. To let go of letting go.”)

Un’altra cosa che impariamo, sempre nello stesso capitolo da cui ho preso la citazione, è che la gente si rende perfettamente conto del fatto che gli stagisti della radio comunitaria tendono a morire. In pratica, l’unico a non accorgersi/non curarsi di questa strage è Cecil.

(One of the station interns picked up, promising to take a message, but who knew if the poor kid would even surive long enough to deliver it? (…) “Hey, listen, I think the Arby’s is hiring. Have you considered that? Their death rate is really low for the area.”)

C’è anche la questione di Carlos. Se Cecil è normalmente un narratore inaffidabile, questo diventa mille volte più vero quando c’è di mezzo lo scienziato, ovviamente. Quindi, grazie a un punto di vista un po’ più imparziale, troviamo una specie di conferma alla mia teoria “Carlos ha solo una vaghissima idea di quella che sta facendo, ma, ehi, finché funziona…”

Poi ci sono chiarimenti un po’ più legati alla trama di Welcome to Night Vale, e alla sua mitologia, per così dire. Ad esempio, finalmente si scopre la verità riguardo l’uomo con la giacca marrone e la valigetta in pelle di cervo (e posso dire che, se anche avessi avuto delle teorie valide sulla sua identità, e non ne avevo, non sarei mai riuscita ad indovinare la verità. Ben fatto.) e veniamo portati all’interno della biblioteca – con tanto di prima descrizione dei Bibliotecari! (E sono appropriatamente spaventosi, quindi yeah! Il che mi fa venire in mente un’altra domanda: che tra Joseph Fink e Jeffrey Cranor è rimasto così profondamente traumatizzato da un/a bibliotecario/a durante la propria infanzia?)

Un’altra cosa affascinante del libro è che le protagoniste – Jackie e Diane – sono due persone… normali? Be’, normali per gli standard di Night Vale, comunque. Sì, insomma, Jackie ha diciannove anni da un sacco di tempo, non ha memoria della propria infanzia (cosa che porterà ad una rivelazione piuttosto triste), e gestisce in modo quasi automatico il banco dei pegni più strano del mondo, e Diane è la madre di un adolescente mutaforma, ma sono due persone normali. Insomma, se messe a confronto con l’atteggiamento di Cecil nei confronti delle stranezze di Night Vale, loro sono piuttosto equilibrate.

Due parole anche sugli altri personaggi. Queste due parole sono: ehi, cammeo! (Ew. Questo è quello che succede quando provo ad essere spiritosa. Non fateci caso. Non odiatemi, per favore, cercherò di smetterla) Nella loro ricerca della verità, Jackie e Diane vengono a contatto con diversi personaggi “regolari” del podcast. C’è Carlos (e il suo laboratorio), Old Woman Josie (e almeno tre ang- Ehm. Volevo dire: assolutamente non angeli, naturalmente. Gli angeli non esistono, e comunque, è proibito saperne qualcosa.), Steve Carlsberg, Dana, John Peters (avete presente, il contadino?)… In un certo senso, c’è anche la Faceless Old Woman Who Secretly Lives In Your House, ma, be’, è ovvio che ci sia, no?

Cecil, invece, non è mai presente fisicamente – ma, allo stesso tempo, è sempre presente. Quindi, no, non abbiamo sue descrizioni ufficiali (e, anche se ci fosse stata, Welcome to Night Vale è, tipo, la casa delle descrizioni che non descrivono affatto, quindi dubito che sarebbe stata utile) La principale funzione di Cecil nel libro è quella di commentare ciò che sta succedendo, come una sorta di coro del teatro greco; ogni tot di capitoli, c’è un estratto dal programma radio, in cui commenta la situazione, a volte in modo trasversale, altre più direttamente.

Una cosa da aggiungere sarebbe il fatto che l’epilogo della storia si trova nell’episodio 76 del podcast – episodio caricato cinque giorni prima dell’uscita del libro. È strano? Be’, sì, certo che è strano. Ma stiamo parlando di Welcome to Night Vale qui, quindi… Ovviamente, l’episodio è scritto in modo da non spoilerare niente: quando l’ho ascoltato la prima volta ero tipo “Okay.”, ma, riascoltandolo dopo aver letto il libro ero “Aaaah!”

Chiaro, no?

Quindi, in conclusione, posso solo ripetere quanto ho amato questo libro; ha tutto ciò che rende il podcast qualcosa di incredibile, praticamente impossibile da non adorare. Insomma, ormai è un po’ che conosco Welcome to Night Vale, ma è come se la sua bizzarria mi cogliesse sempre impreparata. Che poi, pensandoci, è anche ovvio: una città che non risponde alle comuni leggi della logica, del buon senso e della realtà in generale, sarà per forza imprevedibile. Ma il fatto è che è davvero imprevedibile, e questo non fa che dimostrare il genio narrativo di chi lavora a Welcome to Night Vale, creando in continuazione storie stravaganti e stupefacenti, che non troverete mai noiose.

Quello che sto cercando di dire è: leggete questo libro. Non ve ne pentirete.

 

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